Allora, considerato che a quanto pare è un periodo un po' del cazzo per parecchia gente, le strategie consigliate per fronteggiare stress e suoi correlati sono:
1) parlare con tua nonna, o con un suo coetaneo/a: ti dirà che quando lei era ragazza/o non c'era il tempo di farsi venire l'ansia e lo stress, perchè c'era LA MISERIA e invece oggi i giovani hanno troppo e quando problemi non ne hai, allora te li inventi.
Attenzione: Soprassedendo alla sottile convinzione che i giovani oggi siano degli imbecilli, ricordati che se fai fatica ad arrivare a fine mese perché lo stipendio non ti basta, questa strategia è da evitare perché potrebbe farti incazzare ancora di più.
2) andare da un medico: se presenti una sequela infinita di sintomi non meglio identificati, che ti preoccupano anche se ritieni derivino da una somatizzazione da stress, lui ti dirà che hai ragione tu, è lo stress. "Comunque signorina per toglierci ogni dubbio facciamo emocromo, ecografia, analisi delle urine, colonscopia e visto che ci siamo anche una tac."
Attenzione: Soprassedendo alla naturale riflessione che ti fa pensare:"Ma se è EVIDENTEMENTE lo stress, come mi ha detto, PERCHE' devo fare tutti questi esami e spendere questi 500 euro?", ti faccio presente che se, come me, sei un ipocondriaco patologico, questa strategia potrebbe far aumentare la quantità dei sintomi, nonchè la loro intensitá.
3) farti compatire : se nell'intraprendere una conversazione in questo periodo, fingi di essere tostissima/o NONOSTANTE TUTTO quando in realtà dopo cinque minuti ti accucci per terra a piagnucolare sei o sette ore di fila, tranquilla/o: le persone intorno a te cercheranno di compiacerti confermandoti che sì, stai proprio messa/o male e sì, loro rispetto a te stanno dadio.
Attenzione: Soprassedendo alla logica considerazione che nella stragrande maggioranza dei casi la gente pensa solo che tu sia un gran rompicoglioni, questa strategia potrebbe peggiorare la situazione, oltre ad immergerti in un vuoto sociale notevole.
4) parlare con chi sta peggio di te: "Sai, non sono stata tanto bene ieri, è un periodaccio. Le ho provate tutte." - "Oddio non dirlo a me, sono QUATTRO ANNI che sto così, una volta che ci sei dentro, non ne esci più."
Attenzione: Soprassedendo al pensiero che non è sempre facile trovare qualcuno che stia psicologicamente peggio di te, con queste funeree conversazioni potresti incappare nel suicidio, se non hai un'INNATA TENDENZA ALL'OTTIMISMO.
5) fare sport o altre attività ricreative: se pensi che il 99% dei tuoi fastidi sia dovuto all'immobilità e ai luoghi chiusi, lo yoga, la corsa campestre, il teatro o chessoio ti confermeranno che mens sana in corpore sano.
Attenzione: Soprassedendo al fatto che prima di iniziare a fare sport probabilmente dovresti fare riabilitazione o fisioterapia, ricorda che appassionarti troppo al tuo nuovo hobby potrebbe gettarti nella disperazione, al pensiero che hai sbagliato tutto nella vita: avresti dovuto studiare Scienze Motorie, andare all'Accademia di Arte Drammatica, e così via.
Adesso dimmi, dopo aver letto questa nota, non ti sembra di stare BENISSIMO core 'a core col tuo volgarissimo, quitidianissimo stress?
Pensaci.
lunedì 26 settembre 2011
lunedì 5 settembre 2011
Buoni Propositi Settembrini.
A settembre l'estate finisce, le ferie pure. A meno che tu non sia il figlio/a di Rothschild. E nel caso lo fossi, non ti ritroveresti a leggere queste righe, e men che meno avresti bisogno dei BPS, acronimo di Buoni Propositi Settembrini. Resteresti lontanissimo, nella tua bambagia più o meno infernale, perché troppa morbidezza può anche farti sprofondare, e non è detto che tu sia una persona felice. Ad ogni modo, non è di te che volevo parlare. Piuttosto di quelle menti virtuose e a me vicine, che compensano la malinconia da fine della bella stagione con un'insalatona di BPS. Che saranno pure banali, visto che ogni anno si ripropongono, ma danno comunque la stessa sensazione di benessere sulla pelle delle lenzuola appena cambiate. E pure quelle si ripropongono, se ci pensi, mica ne compri ogni volta di nuove. Fatto sta che ogni settembre te ne esci con le stesse, identiche riflessioni che avevi macinato l'anno precedente, quando facendo l'inventario dei tuoi piccoli fallimenti avevi realizzato che non avresti più potuto lasciare che le cose andassero avanti in quel modo. L'estate ti ha rinvigorito, sai che puoi farcela. E allora ti dici che TUTTO cambierà. Ma questo tutto, non sarebbe dovuto cambiare già l'anno scorso? Bè, c'è stato quel fatto al lavoro, e poi il cane che non è stato bene, e quel problema al ginocchio...pensi che queste giustificazioni non reggano, quindi il tuo brillante cervellino nuovo di pacca ti suggerisce: "Pssss...è semplice: NON ERI PRONTO/A." Voilà, les jeux sont faits. Non ero pronto, più facile di così. E poi ti viene voglia di scriverli, i tuoi BPS, ma siccome ti senti un coglione, rinunci. E invece NO, li devi scrivere, quantomeno per ricordarli tutti quando la quotidianità te li sotterra. Quella stronza, non ha alcuna voglia di cambiare. Più ti annoi, più lei si spalma su di te.
No, stavolta userai i BPS come vere armi da combattimento.
Basta, li scrivi.
ELENCO SOMMARIO DEI BPS 2011/2012:
-Evitare accuratamente di sputtanare più soldi del dovuto. ( ESEMPIO: Non puoi fare colazione ogni giorno al bar. "ma due euro e venti non sono niente". Certo, peccato che esistano le moltiplicazioni). Se succede, digiuna per almeno due giorni. Improvvisamente i frutti inutili dei tuoi acquisti ti appariranno odiosi. Potrai anche cercare di masticarli per ricordarti che tra loro e del cibo c'è una grossa differenza. Non ingoiare mai niente, però. Tra i BPS non è contemplata la morte per soffocamento e/o avvelenamento.
-Smussare gli spigoli caratteriali. Vabbé, questo è proprio un desiderio irrealistico, per non dire una cazzata epocale, quindi passiamo oltre.
-Tenere la casa sempre in ordine, il che include spazzolare la gatta ogni giorno per evitare ciuffi mutanti di peli assassini che rotolano sul pavimento. Dai, questo si può fare. Magari non ogni giorno, ma tre volte a settimana sì. Anche due...No, stai perdendo di vista l'obiettivo. Ok.
-Liberare la tua vita dalle persone nocive. Ciò implica uno shift dallo status di "fesso" a quello di "smart", nonché un atteggiamento distaccato e poco partecipativo riguardo alle loro, di vite. Non ultimo, necessaria è l'eliminazione delle occasioni nelle quali suddette persone possano sentirsi autorizzate a penetrare il tuo fondoschiena. E l'ho detto in maniera elegante.
-Ridurre drasticamente il tempo trascorso al pc. Non è il caso di perdere la vista a causa di Facebook & affini. Perché diciamocelo, tu il computer lo usi per quello, più che altro. Quando non sai che fare, fai la doccia, leggi, scrivi, masturbati. Con l'autoerotismo non si diventa ciechi, con la tecnologia sì.
Ovviamente l'elenco potrebbe continuare all'infinito, pensi. Ma per il momento può bastare. Sai benissimo che entro cinque minuti riuscirai a perdere il foglio dove hai scritto i BPS, per rimediare andrai a comprare una costosa agenda dove riscriverli, dopodiché t'innervosirai per l'acquisto inutile e avrai l'umore rovinato per l'intera giornata, che passerai al pc chattando con improbabili amici che ti sciorineranno i loro dolori da giovani Werther dimenticandosi di salutarti quando avranno finito.
Mission accomplished.
No, stavolta userai i BPS come vere armi da combattimento.
Basta, li scrivi.
ELENCO SOMMARIO DEI BPS 2011/2012:
-Evitare accuratamente di sputtanare più soldi del dovuto. ( ESEMPIO: Non puoi fare colazione ogni giorno al bar. "ma due euro e venti non sono niente". Certo, peccato che esistano le moltiplicazioni). Se succede, digiuna per almeno due giorni. Improvvisamente i frutti inutili dei tuoi acquisti ti appariranno odiosi. Potrai anche cercare di masticarli per ricordarti che tra loro e del cibo c'è una grossa differenza. Non ingoiare mai niente, però. Tra i BPS non è contemplata la morte per soffocamento e/o avvelenamento.
-Smussare gli spigoli caratteriali. Vabbé, questo è proprio un desiderio irrealistico, per non dire una cazzata epocale, quindi passiamo oltre.
-Tenere la casa sempre in ordine, il che include spazzolare la gatta ogni giorno per evitare ciuffi mutanti di peli assassini che rotolano sul pavimento. Dai, questo si può fare. Magari non ogni giorno, ma tre volte a settimana sì. Anche due...No, stai perdendo di vista l'obiettivo. Ok.
-Liberare la tua vita dalle persone nocive. Ciò implica uno shift dallo status di "fesso" a quello di "smart", nonché un atteggiamento distaccato e poco partecipativo riguardo alle loro, di vite. Non ultimo, necessaria è l'eliminazione delle occasioni nelle quali suddette persone possano sentirsi autorizzate a penetrare il tuo fondoschiena. E l'ho detto in maniera elegante.
-Ridurre drasticamente il tempo trascorso al pc. Non è il caso di perdere la vista a causa di Facebook & affini. Perché diciamocelo, tu il computer lo usi per quello, più che altro. Quando non sai che fare, fai la doccia, leggi, scrivi, masturbati. Con l'autoerotismo non si diventa ciechi, con la tecnologia sì.
Ovviamente l'elenco potrebbe continuare all'infinito, pensi. Ma per il momento può bastare. Sai benissimo che entro cinque minuti riuscirai a perdere il foglio dove hai scritto i BPS, per rimediare andrai a comprare una costosa agenda dove riscriverli, dopodiché t'innervosirai per l'acquisto inutile e avrai l'umore rovinato per l'intera giornata, che passerai al pc chattando con improbabili amici che ti sciorineranno i loro dolori da giovani Werther dimenticandosi di salutarti quando avranno finito.
Mission accomplished.
domenica 4 settembre 2011
Il mondo dentro.
Ci sono pomeriggi uggiosi dentro giornate che vanno come treni a vapore.
Dentro quei pomeriggi uggiosi ci sono rumori che ti danno il senso delle cose. Il croc dell'uva buona di settembre sotto i denti, per esempio.
Dentro i rumori come quello ci sono ricordi che ti dicono che la noia non esiste. Correre tra i filari di viti, d'estati passate, tu la campagna e un amico. Correte tutt'e tre insieme, negli acini che maturano al sole.
Dentro i ricordi d'infanzia ritrovi la mamma, e anche un papà che non c'è più. La mamma è bella come sempre, e profuma meglio degli odori che ti danno il senso delle cose. Papà non ha profumo, ha il sapore della nostalgia e di un ricordo morso come una prugna matura.
Dentro mamma e papà c'è la risata di tua sorella bambina, di altalene mai vuote e di piccole donne crescono, scattanti come gazzelle che inseguono la vita oppure un filo d'erba, che è un po' la stessa cosa.
Dentro la risata di tua sorella bambina ci sei tu. Lei ride e tu che fai, ti tuffi dentro il suo riso contagioso.
Dentro di te c'era il pomeriggio uggioso.
Poi sono entrati i rumori che danno il senso delle cose, i ricordi che dicono che la noia non esiste, la mamma e il papà e la risata di tua sorella.
E c'è voluto poco perché riavessi il sole.
Dentro quei pomeriggi uggiosi ci sono rumori che ti danno il senso delle cose. Il croc dell'uva buona di settembre sotto i denti, per esempio.
Dentro i rumori come quello ci sono ricordi che ti dicono che la noia non esiste. Correre tra i filari di viti, d'estati passate, tu la campagna e un amico. Correte tutt'e tre insieme, negli acini che maturano al sole.
Dentro i ricordi d'infanzia ritrovi la mamma, e anche un papà che non c'è più. La mamma è bella come sempre, e profuma meglio degli odori che ti danno il senso delle cose. Papà non ha profumo, ha il sapore della nostalgia e di un ricordo morso come una prugna matura.
Dentro mamma e papà c'è la risata di tua sorella bambina, di altalene mai vuote e di piccole donne crescono, scattanti come gazzelle che inseguono la vita oppure un filo d'erba, che è un po' la stessa cosa.
Dentro la risata di tua sorella bambina ci sei tu. Lei ride e tu che fai, ti tuffi dentro il suo riso contagioso.
Dentro di te c'era il pomeriggio uggioso.
Poi sono entrati i rumori che danno il senso delle cose, i ricordi che dicono che la noia non esiste, la mamma e il papà e la risata di tua sorella.
E c'è voluto poco perché riavessi il sole.
martedì 30 agosto 2011
Preludio d'autunno.
Scrivere coi piedi nell'oceano
dove se lo vuoi sei tutto, oppure niente.
Coi tuoi libri al sapore di sale,
la sabbia incastrata tra le pagine
a lasciarti un po' d'estate
e non a parole.
dove se lo vuoi sei tutto, oppure niente.
Coi tuoi libri al sapore di sale,
la sabbia incastrata tra le pagine
a lasciarti un po' d'estate
e non a parole.
sabato 6 agosto 2011
Un luglio liscio come l'oGlio.
Manifesto dell'estate 2011: te e tua sorella sudate fradicie, valigie, borse e gatta obesa alla mano.
In viaggio da e per, che ok emozionantequantovuoi ma stressantequantobasta. Non c'hai più l'età. A venticinque anni, eh. Ebbé? Che se una è pensionata dentro, che ci vuoi fare.
E infatti succede che tua sorella mantiene il suo abituale splendore e la sua andatura elegante anche quando è carica come un mulo, mentre tu somigli a una deviazione stradale per lavori in corso. Storta, sporca. In pratica sei dissestata.
Una volta a destinazione (una qualunque, mettiamo la tua città d'origine) diventi l'esempio migliore del fallimento delle partenze intelligenti: regolarmente ti muovi per andare al mare a mezzogiorno, "tanto molti vanno a pranzo e la spiaggia si sgombera", eeeeeh certo.
Dopo un'oretta in versione Slow & Furious (in coda nel traffico selvaggio composto da: auto in doppia fila, bagnanti che decidono di pulirsi dalla sabbia i piedi, discutere, banchettare, litigare e diosolosacosaltro in mezzo alla strada mentre tu urli come una dannata), trascorri il resto della giornata alla conquista di un fazzoletto di spiaggia dove collocare il telo. Sì, perché anche se sai che verrà inevitabilmente ricoperto di sabbia grazie ai piccoli mostri che ci cammineranno sopra, la speranza è l'ultima a morire.
In acqua può succedere di meglio: pallonate, spintoni e schizzi ai quali non puoi reagire, perché a quanto pare si sta giocando la finale dei Mondiali di pallavolo e non ne eri al corrente. Sei tu quella sbagliata, credevi di andare a yoga e ti ritrovi nella sala di kick-boxe.
Alle quattro e un po', sei già stanca. Dici a tua sorella di ritirare i risultati delle decine di radiografie che hanno fatto al suo fondoschiena e riparti.
Sbrodoli sudore e t'incolli al sedile della macchina rimasta al sole per ore, quindi riprendi fino a casa la litania d'improperi iniziata circa quattro ore prima, quando ancora pensavi di essere in vacanza e non a un corso di sopravvivenza.
In viaggio da e per, che ok emozionantequantovuoi ma stressantequantobasta. Non c'hai più l'età. A venticinque anni, eh. Ebbé? Che se una è pensionata dentro, che ci vuoi fare.
E infatti succede che tua sorella mantiene il suo abituale splendore e la sua andatura elegante anche quando è carica come un mulo, mentre tu somigli a una deviazione stradale per lavori in corso. Storta, sporca. In pratica sei dissestata.
Una volta a destinazione (una qualunque, mettiamo la tua città d'origine) diventi l'esempio migliore del fallimento delle partenze intelligenti: regolarmente ti muovi per andare al mare a mezzogiorno, "tanto molti vanno a pranzo e la spiaggia si sgombera", eeeeeh certo.
Dopo un'oretta in versione Slow & Furious (in coda nel traffico selvaggio composto da: auto in doppia fila, bagnanti che decidono di pulirsi dalla sabbia i piedi, discutere, banchettare, litigare e diosolosacosaltro in mezzo alla strada mentre tu urli come una dannata), trascorri il resto della giornata alla conquista di un fazzoletto di spiaggia dove collocare il telo. Sì, perché anche se sai che verrà inevitabilmente ricoperto di sabbia grazie ai piccoli mostri che ci cammineranno sopra, la speranza è l'ultima a morire.
In acqua può succedere di meglio: pallonate, spintoni e schizzi ai quali non puoi reagire, perché a quanto pare si sta giocando la finale dei Mondiali di pallavolo e non ne eri al corrente. Sei tu quella sbagliata, credevi di andare a yoga e ti ritrovi nella sala di kick-boxe.
Alle quattro e un po', sei già stanca. Dici a tua sorella di ritirare i risultati delle decine di radiografie che hanno fatto al suo fondoschiena e riparti.
Sbrodoli sudore e t'incolli al sedile della macchina rimasta al sole per ore, quindi riprendi fino a casa la litania d'improperi iniziata circa quattro ore prima, quando ancora pensavi di essere in vacanza e non a un corso di sopravvivenza.
lunedì 6 giugno 2011
Nevrosi Pre-Laurea
Il periodo pre-laurea è il momento migliore per vedere amplificati i difetti propri e degli altri sventurati laureandi. In questo caso laureandE, che è anche peggio, considerato che allo stress si aggiungono sindromi pre-durante-post mestruali.
Si inizia almeno tre mesi prima, ricercando informazioni riguardo a scadenze/oneri burocratici/frammentazioni di testicoli di ogni tipo, in maniera vaga e piuttosto rilassata.
"Ti ricordi quando dobbiamo consegnare il documento Tot per caso?"
"...No, magari ci guardo nei prossimi giorni."
"Sì vai tranquilla, era giusto così, non c'è fretta."
Una settimana dopo, già non si capisce più un cazzo.
"Ragazze, ma voi avete iniziato la relazione di stage? E' vero che bisogna consegnarla entro il cinque?"
"Oddio no! Il cinque?! Come faccio, devo ancora finire la tesi! Quanti caratteri sono per la relazione?"
"tra 75.000 e nonmiricordo quanto, un casino! Non ce la farò mai. Ma il libretto degli esami è ancora valido?"
"No dai, io avrò 18 esami registrati on line e 4 sul libretto! Dimmi di no!"
"Ma scusate, e il frontespizio quando si deve consegnare? Quando andate a farlo firmare?"
"Telefono alla segreteria?"
"No non serve, ho mandato una mail al prof."
"Quale prof. ? Vabbè per sicurezza telefona..."
"Io ho guardato sul sito della facoltà e dice che il tutto è da consegnare almeno un mese prima rispetto alla data della laurea che non sappiamo quando sarà, quindi la data di consegna reale NON ESISTE!"
E così ALL'INFINITO.
Fino a quando una qualunque delle schizzate non viene travolta da un attimo di lucidità, manda tutti a quel paese, si ritira nelle proprie stanze a fare una stima probabilistica della veridicità di ciascuna affermazione.
Risultato?
NIENTE CHE ABBIA UN SENSO.
Il giorno dopo la tiritera ricomincia, farcita da improperi sempre più arditi.
E' così che accedere al proprio account di Facebook diventa un incubo.
Consapevoli della nevrosi dilagante e allo stesso tempo bisognose, che dico, mendicanti preziosissime informazioni temporali, le nostre eroine indomite non rinunciano al social network.
Complice un sano masochismo e la necessità di convincersi di avere sotto controllo se non la propria vita, almeno la propria carriera universitaria, trascorrono le loro giornate combattendo all'ultimo sangue tra loro, per cercare di capire CHI sia la detentrice della verità.
Giungendo alla conclusione che NESSUNA DI LORO possa aspirare a questo ruolo. Ma neanche lontanamente.
A quel punto si verifica lo shift naturale e tanto atteso: LA SAGRA DEGLI INSULTI. Affettuosi, s'intende.
L'esame di realtà? A puttane.
Ah.
E la laurea, è laurea in...?
Bisogna proprio dirlo?
Dai.
...Psicologia.
Ah.
Ah...
Ahahahahahhahaahahahahahahahahahahhahahahahahahahahaah
.
Si inizia almeno tre mesi prima, ricercando informazioni riguardo a scadenze/oneri burocratici/frammentazioni di testicoli di ogni tipo, in maniera vaga e piuttosto rilassata.
"Ti ricordi quando dobbiamo consegnare il documento Tot per caso?"
"...No, magari ci guardo nei prossimi giorni."
"Sì vai tranquilla, era giusto così, non c'è fretta."
Una settimana dopo, già non si capisce più un cazzo.
"Ragazze, ma voi avete iniziato la relazione di stage? E' vero che bisogna consegnarla entro il cinque?"
"Oddio no! Il cinque?! Come faccio, devo ancora finire la tesi! Quanti caratteri sono per la relazione?"
"tra 75.000 e nonmiricordo quanto, un casino! Non ce la farò mai. Ma il libretto degli esami è ancora valido?"
"No dai, io avrò 18 esami registrati on line e 4 sul libretto! Dimmi di no!"
"Ma scusate, e il frontespizio quando si deve consegnare? Quando andate a farlo firmare?"
"Telefono alla segreteria?"
"No non serve, ho mandato una mail al prof."
"Quale prof. ? Vabbè per sicurezza telefona..."
"Io ho guardato sul sito della facoltà e dice che il tutto è da consegnare almeno un mese prima rispetto alla data della laurea che non sappiamo quando sarà, quindi la data di consegna reale NON ESISTE!"
E così ALL'INFINITO.
Fino a quando una qualunque delle schizzate non viene travolta da un attimo di lucidità, manda tutti a quel paese, si ritira nelle proprie stanze a fare una stima probabilistica della veridicità di ciascuna affermazione.
Risultato?
NIENTE CHE ABBIA UN SENSO.
Il giorno dopo la tiritera ricomincia, farcita da improperi sempre più arditi.
E' così che accedere al proprio account di Facebook diventa un incubo.
Consapevoli della nevrosi dilagante e allo stesso tempo bisognose, che dico, mendicanti preziosissime informazioni temporali, le nostre eroine indomite non rinunciano al social network.
Complice un sano masochismo e la necessità di convincersi di avere sotto controllo se non la propria vita, almeno la propria carriera universitaria, trascorrono le loro giornate combattendo all'ultimo sangue tra loro, per cercare di capire CHI sia la detentrice della verità.
Giungendo alla conclusione che NESSUNA DI LORO possa aspirare a questo ruolo. Ma neanche lontanamente.
A quel punto si verifica lo shift naturale e tanto atteso: LA SAGRA DEGLI INSULTI. Affettuosi, s'intende.
L'esame di realtà? A puttane.
Ah.
E la laurea, è laurea in...?
Bisogna proprio dirlo?
Dai.
...Psicologia.
Ah.
Ah...
Ahahahahahhahaahahahahahahahahahahhahahahahahahahahaah
.
domenica 22 maggio 2011
Piacere, Paolino Paperino.
Non aspettavi altro che arrivasse quel fine settimana.
L'hai atteso per quindici giorni che ti sono sembrati lunghissimi e noiosissimi. Hai montato le tue aspettative giorno per giorno, le hai nutrite di immagini a colori perfettamente nitide.
Il primo week-end romantico.
Tu, lui, la Maremma Toscana, uno splendido agriturismo e cibo buono.
Finalmente arriva il fatidico venerdì.
Ti prepari, saluti la micia che hai affidato alle cure di una delle tue migliore amiche ed esci di casa.
Passi a fare colazione al solito bar, con il solito cappuccino e la solita brioche. Non rinunci mai al tuo rituale. In quel bar hai il tuo posto, l'angolo sul soppalco dal quale osservi tutto e tutti mentre sorseggi i tuoi attimi di cremoso piacere quotidiano.
Paghi e saluti, ti avvii verso la stazione, senza sapere cosa il nemico interiore ha in serbo per te. Il tuo delicatissimo intestino, infatti, ha deciso di guastarti la festa ancora prima che sia cominciata.
Crampi fastidiosi, parolacce silenziose.
Li ignori, stoica, e prosegui la tua avanzata verso il treno.
Un viaggio d'inferno.
Ai dolori di pancia si aggiungono un vicino che sembra abbia ingoiato tutto l'aglio della sua vita, e un bambino che gioca con la palla nel corridoio del vagone, gridando come un ossesso.
Scendi a Orvieto, lui è già là ad aspettarti. Abbracci baci e salamelecchi vari. Felicità.
Salite in macchina, l'agriturismo è in provincia di Grosseto, in un'oretta e mezzo dovreste esserci. Poveri illusi.
Riuscite a perdervi, il navigatore fa ostruzionismo, e vagate per delle ore su strade tutte curve che ti rivoltano lo stomaco come un fusillo.
Riuscite miracolosamente a trovare il posto, bellissimo e veramente ben nascosto. Il che non è male (soprattutto se sei un latitante).
Colline, gatti & pecorelle.
E un'invitante alcova, dove sfogate i più sordidi istinti, taciuti a lungo a causa della distanza che vi separava.
Nel frattempo la tua pancia continua a borbottare.
Il resto della giornata trascorre tranquillo. La quiete prima della tempesta.
La mattina successiva, alle sette, vieni svegliata dagli atroci dolori che ti costringono a sollevare il tuo soave deretano dal morbido talamo, per depositarlo sul freddo gabinetto.
I dettagli li risparmierò.
Due puntate dopo, tu e lui decidete comunque di andare alle terme con un'altra coppia di amici. In fondo il tuo corpo è ormai semi-vuoto, a parte il the al limone e la triste fetta di ciambella (rigorosamente al limone) che hai mangiato mentre osservavi lui ingozzarsi di ogni bendidio. Alla faccia della solidarietà (giustamente).
A ben pensarci, anche il momento della colazione ha assunto risvolti tragicomici. Avreste dovuto cenare lì, al "vostro" agriturismo, quella sera. A te è venuto in mente che avreste potuto chiedere se si potessero aggiungere due persone al vostro tavolo, così non avreste rinunciato alla compagnia dell'altra coppia.
Senti lui che esordisce con:"Mi perdoni...", per poi concludere, dopo la risposta della proprietaria dell'agriturismo, con numerosi:" Mi dispiace moltissimo, non sapevo, mi dispiace..."
"No guardi, la cena stasera non la facciamo più, perché è morta la mi nonna."
Bene.
Impiegate un'ora anche a trovare le terme, ormai avete l'abbonamento alle strade che non vi condurranno a destinazione.
Alla fine le trovate, e vi godete un paio d'ore in serenità.
Sole, puzza di uovo marcio (zolfo), acque calde, idromassaggio e chiacchiere.
Mentre fai la paperella, sguazzando allegramente, ti guardi casualmente le mani e ti viene un accidenti.
Il tuo bracciale e il tuo anello, entrambi cimeli importantissimi, hanno assunto un magnifico color bronzo.
Ti informano che sei una cretina, che lo zolfo reagisce in quel modo con l'argento, e che non c'è modo di tornare indietro. Non eri mai stata alle terme prima d'ora (e chissà se ci tornerai, a questo punto).
Fai un mezzo sorriso come per dire "vabbè, non è grave", mentre pensi "porcalaputtana".
Vi spalmate poi sui teli da mare, sull'erba, per prendere un po' di sole.
Inizi a stropicciarti gli occhi, ti danno fastidio. Nel mentre, parlotti con la ragazza che è lì con voi. Gli occhi iniziano a bruciare, sembrano tizzoni ardenti. E lacrimano come dannati. Fingi indifferenza, ma ti accorgi che tutta quella lacrimazione sta per farti colare il naso, e insomma non è il caso di fare una figuradimerda con la tua nuova amica. Sempre più in difficoltà, ti metti seduta e le dici "non so cosa stia succedendo, mi bruciano gli occhi, e avrei anche bisogno di un fazzoletto."
Lei si mostra subito pronta, raggiungiamo al bar gli xy della situazione e la diagnosi è la seguente: "Allergia".
Il tuo salvatore et compagno si precipita in macchina a prendere l'antistaminico.
Ti sciacqui gli occhi, soffi il naso e sorridi alla coppia di malcapitati che ha la sfiga di vederti in quelle condizioni. Cerchi di sdrammatizzare, "che strano, mai avuti problemi di allergie" e ne approfitti per sputtanarti completamente, confessando anche i tuoi problemi intestinali.
Loro ti guardano con il volto della commiserazione.
Con l'antistaminico, fine dei pianti.
Ora di pranzo. Prendete un panino, tu bresaola rucola e grana, per evitare sorprese. Tutto sembra tornato alla normalità, ridete e scherzate e pensi a quant'è bello sentirsi bene con le persone che hai accanto.
Lui lo guardi e ti guarda ed è tutto perfetto.
E senza sapere come né perché, te la stai di nuovo facendo addosso.
Ti sforzi di resistere al dolore, ma dopo poco ti rendi conto che non riesci più a seguire la conversazione.
"Sto malissimo, andiamo a casa?"
E via. Grandi corse per raggiungere l'agognato agriturismo, tra una risata e l'altra perché insomma, neanche Paperino riuscirebbe a fare di meglio.
In realtà, abbiamo trascurato la tua vita sessuale, florida il pomeriggio di venerdì e SOLO quello.
Avevi pensato a un week-end erotico-sentimentale della miglior specie, e invece ti becchi un'irritazione cutanea dovuta alla ceretta praticata in posti che neanche tu sapevi di avere, e ciao ciao.
Torniamo alla giornata di sabato.
La sera volete andare a cena, tutti e quattro. Ti sei un po' ripresa, anche se la fiacca ti accompagna come un'amica fedele.
Scegliete un ristorantino carino, mangiate, tu con moderazione, gli altri tre con smodata passione, antipasti e una fiorentina da oltre un kg.
Il conto più caro della storia. Ottanta euro a persona. Da rimanerci secchi. In quel momento capisci perché Kim Rossi Stuart sia seduto al tavolo di fronte al tuo. Poveretto.
Salassati a dovere, salutate i vostri amici e tornate all'agriturismo.
Pensi che la mattina dopo dovrete andare via, e nonostante tutto ti dispiace.
Ti dispiace perché il posto è bello, perché c'è tanto verde e perché si vedono bene le stelle.
Ti dispiace perché è con lui che sei andata lì, ed è lui che dovrai salutare per altre due settimane.
Ti dispiace perché è stato bello sedersi sull'erba e guardarlo mentre suonava la chitarra e cantava e se ne fregava che qualcuno potesse sentire che è stonato come una campana.
Ti dispiace perché dove c'è lui, è casa.
E andare via da casa non è mai facile.
L'hai atteso per quindici giorni che ti sono sembrati lunghissimi e noiosissimi. Hai montato le tue aspettative giorno per giorno, le hai nutrite di immagini a colori perfettamente nitide.
Il primo week-end romantico.
Tu, lui, la Maremma Toscana, uno splendido agriturismo e cibo buono.
Finalmente arriva il fatidico venerdì.
Ti prepari, saluti la micia che hai affidato alle cure di una delle tue migliore amiche ed esci di casa.
Passi a fare colazione al solito bar, con il solito cappuccino e la solita brioche. Non rinunci mai al tuo rituale. In quel bar hai il tuo posto, l'angolo sul soppalco dal quale osservi tutto e tutti mentre sorseggi i tuoi attimi di cremoso piacere quotidiano.
Paghi e saluti, ti avvii verso la stazione, senza sapere cosa il nemico interiore ha in serbo per te. Il tuo delicatissimo intestino, infatti, ha deciso di guastarti la festa ancora prima che sia cominciata.
Crampi fastidiosi, parolacce silenziose.
Li ignori, stoica, e prosegui la tua avanzata verso il treno.
Un viaggio d'inferno.
Ai dolori di pancia si aggiungono un vicino che sembra abbia ingoiato tutto l'aglio della sua vita, e un bambino che gioca con la palla nel corridoio del vagone, gridando come un ossesso.
Scendi a Orvieto, lui è già là ad aspettarti. Abbracci baci e salamelecchi vari. Felicità.
Salite in macchina, l'agriturismo è in provincia di Grosseto, in un'oretta e mezzo dovreste esserci. Poveri illusi.
Riuscite a perdervi, il navigatore fa ostruzionismo, e vagate per delle ore su strade tutte curve che ti rivoltano lo stomaco come un fusillo.
Riuscite miracolosamente a trovare il posto, bellissimo e veramente ben nascosto. Il che non è male (soprattutto se sei un latitante).
Colline, gatti & pecorelle.
E un'invitante alcova, dove sfogate i più sordidi istinti, taciuti a lungo a causa della distanza che vi separava.
Nel frattempo la tua pancia continua a borbottare.
Il resto della giornata trascorre tranquillo. La quiete prima della tempesta.
La mattina successiva, alle sette, vieni svegliata dagli atroci dolori che ti costringono a sollevare il tuo soave deretano dal morbido talamo, per depositarlo sul freddo gabinetto.
I dettagli li risparmierò.
Due puntate dopo, tu e lui decidete comunque di andare alle terme con un'altra coppia di amici. In fondo il tuo corpo è ormai semi-vuoto, a parte il the al limone e la triste fetta di ciambella (rigorosamente al limone) che hai mangiato mentre osservavi lui ingozzarsi di ogni bendidio. Alla faccia della solidarietà (giustamente).
A ben pensarci, anche il momento della colazione ha assunto risvolti tragicomici. Avreste dovuto cenare lì, al "vostro" agriturismo, quella sera. A te è venuto in mente che avreste potuto chiedere se si potessero aggiungere due persone al vostro tavolo, così non avreste rinunciato alla compagnia dell'altra coppia.
Senti lui che esordisce con:"Mi perdoni...", per poi concludere, dopo la risposta della proprietaria dell'agriturismo, con numerosi:" Mi dispiace moltissimo, non sapevo, mi dispiace..."
"No guardi, la cena stasera non la facciamo più, perché è morta la mi nonna."
Bene.
Impiegate un'ora anche a trovare le terme, ormai avete l'abbonamento alle strade che non vi condurranno a destinazione.
Alla fine le trovate, e vi godete un paio d'ore in serenità.
Sole, puzza di uovo marcio (zolfo), acque calde, idromassaggio e chiacchiere.
Mentre fai la paperella, sguazzando allegramente, ti guardi casualmente le mani e ti viene un accidenti.
Il tuo bracciale e il tuo anello, entrambi cimeli importantissimi, hanno assunto un magnifico color bronzo.
Ti informano che sei una cretina, che lo zolfo reagisce in quel modo con l'argento, e che non c'è modo di tornare indietro. Non eri mai stata alle terme prima d'ora (e chissà se ci tornerai, a questo punto).
Fai un mezzo sorriso come per dire "vabbè, non è grave", mentre pensi "porcalaputtana".
Vi spalmate poi sui teli da mare, sull'erba, per prendere un po' di sole.
Inizi a stropicciarti gli occhi, ti danno fastidio. Nel mentre, parlotti con la ragazza che è lì con voi. Gli occhi iniziano a bruciare, sembrano tizzoni ardenti. E lacrimano come dannati. Fingi indifferenza, ma ti accorgi che tutta quella lacrimazione sta per farti colare il naso, e insomma non è il caso di fare una figuradimerda con la tua nuova amica. Sempre più in difficoltà, ti metti seduta e le dici "non so cosa stia succedendo, mi bruciano gli occhi, e avrei anche bisogno di un fazzoletto."
Lei si mostra subito pronta, raggiungiamo al bar gli xy della situazione e la diagnosi è la seguente: "Allergia".
Il tuo salvatore et compagno si precipita in macchina a prendere l'antistaminico.
Ti sciacqui gli occhi, soffi il naso e sorridi alla coppia di malcapitati che ha la sfiga di vederti in quelle condizioni. Cerchi di sdrammatizzare, "che strano, mai avuti problemi di allergie" e ne approfitti per sputtanarti completamente, confessando anche i tuoi problemi intestinali.
Loro ti guardano con il volto della commiserazione.
Con l'antistaminico, fine dei pianti.
Ora di pranzo. Prendete un panino, tu bresaola rucola e grana, per evitare sorprese. Tutto sembra tornato alla normalità, ridete e scherzate e pensi a quant'è bello sentirsi bene con le persone che hai accanto.
Lui lo guardi e ti guarda ed è tutto perfetto.
E senza sapere come né perché, te la stai di nuovo facendo addosso.
Ti sforzi di resistere al dolore, ma dopo poco ti rendi conto che non riesci più a seguire la conversazione.
"Sto malissimo, andiamo a casa?"
E via. Grandi corse per raggiungere l'agognato agriturismo, tra una risata e l'altra perché insomma, neanche Paperino riuscirebbe a fare di meglio.
In realtà, abbiamo trascurato la tua vita sessuale, florida il pomeriggio di venerdì e SOLO quello.
Avevi pensato a un week-end erotico-sentimentale della miglior specie, e invece ti becchi un'irritazione cutanea dovuta alla ceretta praticata in posti che neanche tu sapevi di avere, e ciao ciao.
Torniamo alla giornata di sabato.
La sera volete andare a cena, tutti e quattro. Ti sei un po' ripresa, anche se la fiacca ti accompagna come un'amica fedele.
Scegliete un ristorantino carino, mangiate, tu con moderazione, gli altri tre con smodata passione, antipasti e una fiorentina da oltre un kg.
Il conto più caro della storia. Ottanta euro a persona. Da rimanerci secchi. In quel momento capisci perché Kim Rossi Stuart sia seduto al tavolo di fronte al tuo. Poveretto.
Salassati a dovere, salutate i vostri amici e tornate all'agriturismo.
Pensi che la mattina dopo dovrete andare via, e nonostante tutto ti dispiace.
Ti dispiace perché il posto è bello, perché c'è tanto verde e perché si vedono bene le stelle.
Ti dispiace perché è con lui che sei andata lì, ed è lui che dovrai salutare per altre due settimane.
Ti dispiace perché è stato bello sedersi sull'erba e guardarlo mentre suonava la chitarra e cantava e se ne fregava che qualcuno potesse sentire che è stonato come una campana.
Ti dispiace perché dove c'è lui, è casa.
E andare via da casa non è mai facile.
martedì 10 maggio 2011
Il mio Regno per una Risata.
Se arrivi
e non mi trovi
vieni a prendermi
sarò in giro
dentro la mia testa
in quei luoghi bui
che avevo dimenticato
e che arrivano a volte
al posto mio.
Quando li vedi
tienili forte con una mano
con l'altra non lasciare la mia
accompagniamoli fuori
e noi torniamo dentro
dopo
sai che c'è
fammi ridere
a più non posso.
e non mi trovi
vieni a prendermi
sarò in giro
dentro la mia testa
in quei luoghi bui
che avevo dimenticato
e che arrivano a volte
al posto mio.
Quando li vedi
tienili forte con una mano
con l'altra non lasciare la mia
accompagniamoli fuori
e noi torniamo dentro
dopo
sai che c'è
fammi ridere
a più non posso.
lunedì 11 aprile 2011
Cardiochirurgia.
L'alto rischio
di un'operazione a cuore battente
il mio.
Osservo il chirurgo
farsi spazio nel mio sterno
trovarne l'antica patologia
rimettere a posto le cose
con delicatezza disarmante.
E poi
guardarlo mentre richiude la ferita
senza lasciare segni
a parte la voglia
smisurata
di continuare a viversi.
di un'operazione a cuore battente
il mio.
Osservo il chirurgo
farsi spazio nel mio sterno
trovarne l'antica patologia
rimettere a posto le cose
con delicatezza disarmante.
E poi
guardarlo mentre richiude la ferita
senza lasciare segni
a parte la voglia
smisurata
di continuare a viversi.
venerdì 1 aprile 2011
Dottore, che sintomi ha la felicità?
Tornare bambini
è cosa da niente.
Giochiamo insieme?
Lasciami cercare
dove l'hai nascosta
la felicità?
non me lo ricordo sai,
ma tu cercala lo stesso.
"Acqua"
"Acqua"
Fuoco.
E non si gioca più
o no,
è solo un gioco diverso.
Intanto
la mia felicità puoi tenerla tu
se vuoi
puoi nasconderla dietro un sorriso
cosí non la perderò di nuovo
e se mai dovessi dimenticare cos'è
forse ci sarai tu
e la memoria
chissà,
tornerà.
è cosa da niente.
Giochiamo insieme?
Lasciami cercare
dove l'hai nascosta
la felicità?
non me lo ricordo sai,
ma tu cercala lo stesso.
"Acqua"
"Acqua"
Fuoco.
E non si gioca più
o no,
è solo un gioco diverso.
Intanto
la mia felicità puoi tenerla tu
se vuoi
puoi nasconderla dietro un sorriso
cosí non la perderò di nuovo
e se mai dovessi dimenticare cos'è
forse ci sarai tu
e la memoria
chissà,
tornerà.
giovedì 17 marzo 2011
A luci spente
La musica aiuta a fissare il ricordo
quando il clic dell'interruttore
insegue la luce.
Ti sforzi ancora
di appendere quadri alle pareti
ma senza chiodi
e per quanto i paesaggi siano belli
ogni volta ci scrivi sopra:
dipingo storie
da lasciare a metá
è quello che so fare meglio.
(E capisci
di avere nostalgia
senza provarla)
quando il clic dell'interruttore
insegue la luce.
Ti sforzi ancora
di appendere quadri alle pareti
ma senza chiodi
e per quanto i paesaggi siano belli
ogni volta ci scrivi sopra:
dipingo storie
da lasciare a metá
è quello che so fare meglio.
(E capisci
di avere nostalgia
senza provarla)
sabato 26 febbraio 2011
Vita da Winter School
"Ma cos'é sta Winter School?"
"Una gita di due settimane all'inferno. Ci andró con alcuni miei compagni di corso, lí incontreremo altri studenti dalle universitá di Parigi, Barcellona, Valencia e Coimbra. E luminari della Psicologia del Lavoro ci allieteranno con seminari, lezioni, lavori di gruppo diurni e notturni. Alloggeremo tutti nello stesso hotel, in Spagna, a Gandía, ridente localitá BALNEARE in estate, desolante cittadina d'inverno. Piuttosto che andarci mi farei dare una martellata su un piede."
"Vabbé dai, esagerata! Sará una bella esperienza, ti divertirai! Perché sei cosí negativa?"
"Perché per un anno e mezzo ci hanno rincretinito di chiacchiere su questo benedetto Master. In realtá é stato tutto una delusione, non vedo perché la WS debba essere diversa."
Ho risposto in questo modo per (almeno) due mesi.
Poi é arrivato il giorno della partenza. E, nonostante tutto quello che leggerete, mi sono ricreduta.
19.02.2011-Sabato-
Con la morte nel cuore sento suonare la sveglia e mi alzo. Mi preparo velocemente, scendo a fare colazione al bar. Al ritorno vengo braccata da due testimoni di Geova che tentano di appiopparmi un sermone e qualche dépliant. No grazie. E comunque, che cazzo ci fanno in giro alle sette e mezzo di mattina?? Mistero della fede. Appunto.
Poco piú tardi chiamo il taxi che mi condurrá all'aereoporto. In macchina, Tiziano Ferro sbraita per venti minuti tutto il suo dolore.
Se il buongiorno si vede dal mattino...
-Domenica-
Sole su Valencia e cacca di uccello sulla mia testa, mentre spiego alla mia amica che la cittá mi ricorda la mia infanzia, per gli odori e la temperatura mite. Molto romantico.
Se il buongiorno si vede dal mattino...Puntata seconda.
Riassunto della prima settimana di WS:
Domenica pomeriggio ci siamo rassegnati al nostro triste destino: salire sull'autobus che ci avrebbe deportato a Gandía. Dopo una quarantina di minuti di strada e discutibili canzoni pop e neo-melodiche spagnole, finalmente siamo arrivati a destinazione. Hotel non male, camere doppie con bagno per la gioia del mio intestino, che alla privacy ci tiene non poco.
La prima sera é stata consacrata alla cena di benvenuto, rigorosamente inclusa nel "Social Program", agghiacciante etichetta assegnata a una serie di iniziative che dovrebbero facilitare la conoscenza e la condivisione multiculturale.
(Capitolo a parte sarebbe da riservare al cibo offertoci, di pessima qualitá. Tutto, dico tutto, galleggia in una brodaglia grassa, che nel corso dei giorni cambia colore ma non gusto. Il risultato é che durante pranzi e cene, piú che mangiare tendiamo soprattutto a parlare, socializzando alla faccia del Social Program. La colazione é riuscita a stupirci anche di piú: cornetti in vero cartone, brioche di gomma, caffé all'acqua e altre leccornie simili.
Non é finita qui: gli organizzatori sono evidentemente convinti che per lavorare duramente abbiamo bisogno di un gran numero di energie. Le nostre giornate si articolano allora in funzione del tempo che intercorre tra un pasto e l'altro. La sequenza é: colazione ore 8.00, merenda ore 11.00, pranzo ore 13.30, merenda ore 17.00, cena ore 21.00. Insomma, non si fa altro che mangiare. Peso previsto al rientro in Italia: 120 Kg, ammesso che riesca a contenermi.)
Da lunedí a venerdí abbiamo praticamente dimenticato di respirare. Non ce n'é stato il tempo.
Al momento, abbiamo all'attivo:
una decina di crisi isteriche, per motivi diversi (il menzionato cibo, la connessione wireless che funziona a petrolio, la difficoltá nell'addormentarsi perché il cervello continua a macinare dopo sedici ore di attivitá frenetica, la voglia di uccidere qualche membro del proprio gruppo di lavoro e cosí via)
qualche incubo (correlato di grida molto reali nel bel mezzo della notte)
diversi messaggi inviati in un italiano da far accapponare la pelle (succede, quando parli 12 ore al giorno in inglese)
pochissime ore di sonno (e innumerevoli e infruttuosi tentativi di mantenere alta l'attenzione)
overdose di discorsi a sfondo sessuale (dovuti alla mancanza di attivitá che lontanamente ricordino il sesso)
qualche bicchiere di vino pericolosamente mischiato alla stanchezza (con conseguente deriva del politically correct)
A questo si aggiunge l'arrivo al NOSTRO hotel di una comitiva di religiosi non bene identificati, carichi di adolescenti e neonati urlanti.
Cosa fanno? CANTANO e PREGANO. Oh Gesú.
Tanto per accostare il sacro e il profano, concludo con una chicca: oggi pomeriggio ero in bagno, in seduta, quando dal piano di sopra (suppongo) si sono levati alti i gemiti di una donna prossima all'orgasmo. L'orgasmo migliore della sua vita, a giudicare dall'ampiezza dei suoi urli.
Una bella differenza: io sul cesso e lei a letto (o insomma, ovunque stesse dando sfogo ai propri impulsi).
Eppure sempre di bisogni primari si tratta.
Che strana la vita, ho pensato.
"Una gita di due settimane all'inferno. Ci andró con alcuni miei compagni di corso, lí incontreremo altri studenti dalle universitá di Parigi, Barcellona, Valencia e Coimbra. E luminari della Psicologia del Lavoro ci allieteranno con seminari, lezioni, lavori di gruppo diurni e notturni. Alloggeremo tutti nello stesso hotel, in Spagna, a Gandía, ridente localitá BALNEARE in estate, desolante cittadina d'inverno. Piuttosto che andarci mi farei dare una martellata su un piede."
"Vabbé dai, esagerata! Sará una bella esperienza, ti divertirai! Perché sei cosí negativa?"
"Perché per un anno e mezzo ci hanno rincretinito di chiacchiere su questo benedetto Master. In realtá é stato tutto una delusione, non vedo perché la WS debba essere diversa."
Ho risposto in questo modo per (almeno) due mesi.
Poi é arrivato il giorno della partenza. E, nonostante tutto quello che leggerete, mi sono ricreduta.
19.02.2011-Sabato-
Con la morte nel cuore sento suonare la sveglia e mi alzo. Mi preparo velocemente, scendo a fare colazione al bar. Al ritorno vengo braccata da due testimoni di Geova che tentano di appiopparmi un sermone e qualche dépliant. No grazie. E comunque, che cazzo ci fanno in giro alle sette e mezzo di mattina?? Mistero della fede. Appunto.
Poco piú tardi chiamo il taxi che mi condurrá all'aereoporto. In macchina, Tiziano Ferro sbraita per venti minuti tutto il suo dolore.
Se il buongiorno si vede dal mattino...
-Domenica-
Sole su Valencia e cacca di uccello sulla mia testa, mentre spiego alla mia amica che la cittá mi ricorda la mia infanzia, per gli odori e la temperatura mite. Molto romantico.
Se il buongiorno si vede dal mattino...Puntata seconda.
Riassunto della prima settimana di WS:
Domenica pomeriggio ci siamo rassegnati al nostro triste destino: salire sull'autobus che ci avrebbe deportato a Gandía. Dopo una quarantina di minuti di strada e discutibili canzoni pop e neo-melodiche spagnole, finalmente siamo arrivati a destinazione. Hotel non male, camere doppie con bagno per la gioia del mio intestino, che alla privacy ci tiene non poco.
La prima sera é stata consacrata alla cena di benvenuto, rigorosamente inclusa nel "Social Program", agghiacciante etichetta assegnata a una serie di iniziative che dovrebbero facilitare la conoscenza e la condivisione multiculturale.
(Capitolo a parte sarebbe da riservare al cibo offertoci, di pessima qualitá. Tutto, dico tutto, galleggia in una brodaglia grassa, che nel corso dei giorni cambia colore ma non gusto. Il risultato é che durante pranzi e cene, piú che mangiare tendiamo soprattutto a parlare, socializzando alla faccia del Social Program. La colazione é riuscita a stupirci anche di piú: cornetti in vero cartone, brioche di gomma, caffé all'acqua e altre leccornie simili.
Non é finita qui: gli organizzatori sono evidentemente convinti che per lavorare duramente abbiamo bisogno di un gran numero di energie. Le nostre giornate si articolano allora in funzione del tempo che intercorre tra un pasto e l'altro. La sequenza é: colazione ore 8.00, merenda ore 11.00, pranzo ore 13.30, merenda ore 17.00, cena ore 21.00. Insomma, non si fa altro che mangiare. Peso previsto al rientro in Italia: 120 Kg, ammesso che riesca a contenermi.)
Da lunedí a venerdí abbiamo praticamente dimenticato di respirare. Non ce n'é stato il tempo.
Al momento, abbiamo all'attivo:
una decina di crisi isteriche, per motivi diversi (il menzionato cibo, la connessione wireless che funziona a petrolio, la difficoltá nell'addormentarsi perché il cervello continua a macinare dopo sedici ore di attivitá frenetica, la voglia di uccidere qualche membro del proprio gruppo di lavoro e cosí via)
qualche incubo (correlato di grida molto reali nel bel mezzo della notte)
diversi messaggi inviati in un italiano da far accapponare la pelle (succede, quando parli 12 ore al giorno in inglese)
pochissime ore di sonno (e innumerevoli e infruttuosi tentativi di mantenere alta l'attenzione)
overdose di discorsi a sfondo sessuale (dovuti alla mancanza di attivitá che lontanamente ricordino il sesso)
qualche bicchiere di vino pericolosamente mischiato alla stanchezza (con conseguente deriva del politically correct)
A questo si aggiunge l'arrivo al NOSTRO hotel di una comitiva di religiosi non bene identificati, carichi di adolescenti e neonati urlanti.
Cosa fanno? CANTANO e PREGANO. Oh Gesú.
Tanto per accostare il sacro e il profano, concludo con una chicca: oggi pomeriggio ero in bagno, in seduta, quando dal piano di sopra (suppongo) si sono levati alti i gemiti di una donna prossima all'orgasmo. L'orgasmo migliore della sua vita, a giudicare dall'ampiezza dei suoi urli.
Una bella differenza: io sul cesso e lei a letto (o insomma, ovunque stesse dando sfogo ai propri impulsi).
Eppure sempre di bisogni primari si tratta.
Che strana la vita, ho pensato.
mercoledì 16 febbraio 2011
domenica 6 febbraio 2011
Scadenze.
Quel tempo in stallo
di lei
sola e nuda
in bagno
i pensieri in una mano
a farsi stritolare dal silenzio.
Quel tempo in stallo
di lui
solo e nudo
dentro al letto
le domande di una notte
e di un sapore nuovo
"in realtá"
ritrovato.
Quel tempo dell'incontro
dei corpi a schiacciarsi
allontanare il giorno
e colmare le distanze
ripetiamolo ancora
il nostro mantra.
di lei
sola e nuda
in bagno
i pensieri in una mano
a farsi stritolare dal silenzio.
Quel tempo in stallo
di lui
solo e nudo
dentro al letto
le domande di una notte
e di un sapore nuovo
"in realtá"
ritrovato.
Quel tempo dell'incontro
dei corpi a schiacciarsi
allontanare il giorno
e colmare le distanze
ripetiamolo ancora
il nostro mantra.
mercoledì 22 dicembre 2010
GiocATTOli.
ATTO PRIMO
Mi hai guardata
e ti ho incontrato.
Non te l'aspettavi
e i tuoi occhi sono corsi via da me.
ATTO SECONDO
Ho provato a rincorrerli
volevo riprenderli.
Avevi iniziato tu
presto il gioco s'é invertito
e i miei occhi sono corsi via da te.
ATTO TERZO
Ci siamo divertiti
finché il tempo c'é stato
poi il tempo é scaduto
e cosí sia.
(Sulle nostre carte d'imbarco
destinazioni diverse)
SIPARIO.
Puoi dare le regole che vuoi al gioco
ma la prossima volta
io rompo la clessidra
e trucco i dadi.
Mi hai guardata
e ti ho incontrato.
Non te l'aspettavi
e i tuoi occhi sono corsi via da me.
ATTO SECONDO
Ho provato a rincorrerli
volevo riprenderli.
Avevi iniziato tu
presto il gioco s'é invertito
e i miei occhi sono corsi via da te.
ATTO TERZO
Ci siamo divertiti
finché il tempo c'é stato
poi il tempo é scaduto
e cosí sia.
(Sulle nostre carte d'imbarco
destinazioni diverse)
SIPARIO.
Puoi dare le regole che vuoi al gioco
ma la prossima volta
io rompo la clessidra
e trucco i dadi.
giovedì 16 dicembre 2010
L'uomo della mia vita é un fruttivendolo.
Secondo mia madre, l'uomo della mia vita dovrebbe essere un fruttivendolo. Dal suo punto di vista ci sarebbe un risparmio economico notevole, considerate le quintalate di frutta che mangio ogni giorno.
Pensandoci bene, probabilmente non ha tutti i torti, e non solo per questioni di bilancio.
Prendiamo lo stereotipo del fruttivendolo:
-duro lavoratore
-insensibile alle intemperie
-magari non particolarmente istruito (anche se non é detto, certo)
-passa le sue giornate svolgendo un'attivitá piú che altro fisica
-intrattiene fugaci conversazioni sul tempo e su altre banalitá di circostanza
L'uomo perfetto. E vi spiego perché.
1)Che sia un duro lavoratore, va da sé che va benissimo, tanto piú se consideriamo che il fruttivendolo esce di casa molto presto la mattina, quindi lascia campo libero ancor prima che la sua compagna apra gli occhi. Particolare non trascurabile, visto che in questo modo si eviterebbe di vedere il proprio uomo nella sua versione peggiore, appena sveglio (completo di occhi cisposi, fiatella assassina e capello, se c'é, in tutte le direzioni).
2)L'insensibilitá alle intemperie lo rende un potenziale ottimo papá, in grado di portare i marmocchi al parco (tanto, non si sa bene perché, i bambini il freddo non lo sentono) anche quando la temperatura esterna é -7, consentendo alla compagna (freddolosa e stanca dopo una settimana di duro lavoro mentale tipico della donna in carriera) di riposarsi e dedicarsi ai propri hobbies, di qualunque natura essi siano.
3)Questo é il punto nodale. NON PARTICOLARMENTE ISTRUITO. Meraviglioso. Una persona lineare, che se c'é un problema non si perde nei meandri dei discorsi che inizia e che non sa finire, un uomo senza il filtro della cultura eccessiva, che non sia rincoglionito dagli schemi mentali che le sue ENORMI competenze in: ingegneria, architettura, medicina, ecc. gli hanno gentilmente conferito.
4)L'attivitá fisica, se derivante da una passione (e si presuppone che il nostro uomo sia un fruttivendolo APPASSIONATO), non stanca la mente. Almeno, non troppo. Questo permette all'individuo in questione di concentrare le sue attivitá cognitive la sera, quando deve avere a che fare con la sua compagna e i menzionati mocciosi. Avendo accanto un ingegnere, per esempio, ció non é possibile: l'ingegnere E' STANCO, ma a un livello di profonditá che il fruttivendolo se lo sogna. E meno male, dico io. L'ingegnere ha "ragionato" tutto il giorno, perció é del tutto legittimo che la sua corteccia pre-frontale venga cestinata appena varcata la soglia di casa. Sí, come no.
5)Le conversazioni superficiali lasciano il tempo che trovano, mantengono la mente allenata alle relazioni con altri esseri della propria specie, ma, quando caratterizzano tutta una giornata, risvegliano il desiderio di parlare anche d'altro, di approfondire. Ottimo, dal momento che la compagna in carriera, che a differenza dell'uomo in carriera (ingegnere, architetto, ecc.), ha SEMPRE voglia di parlare di sé, di quello che fa, dei bambini e di come crescono, e delle iniziative che la sua azienda promuove, e di quanto si senta realizzata e/o delusa, ecc., sará ben contenta di utilizzare il magico fruttivendolo come contenitore delle proprie esondazioni emotive.
Corollario: la teoria é applicabile anche a mestieri quali muratore, falegname, artigiano e cosí via.
Morale della favola: Se proprio vi serve un uomo, scegliete un fruttivendolo.
Se non vi serve, meglio cosí.
Pensandoci bene, probabilmente non ha tutti i torti, e non solo per questioni di bilancio.
Prendiamo lo stereotipo del fruttivendolo:
-duro lavoratore
-insensibile alle intemperie
-magari non particolarmente istruito (anche se non é detto, certo)
-passa le sue giornate svolgendo un'attivitá piú che altro fisica
-intrattiene fugaci conversazioni sul tempo e su altre banalitá di circostanza
L'uomo perfetto. E vi spiego perché.
1)Che sia un duro lavoratore, va da sé che va benissimo, tanto piú se consideriamo che il fruttivendolo esce di casa molto presto la mattina, quindi lascia campo libero ancor prima che la sua compagna apra gli occhi. Particolare non trascurabile, visto che in questo modo si eviterebbe di vedere il proprio uomo nella sua versione peggiore, appena sveglio (completo di occhi cisposi, fiatella assassina e capello, se c'é, in tutte le direzioni).
2)L'insensibilitá alle intemperie lo rende un potenziale ottimo papá, in grado di portare i marmocchi al parco (tanto, non si sa bene perché, i bambini il freddo non lo sentono) anche quando la temperatura esterna é -7, consentendo alla compagna (freddolosa e stanca dopo una settimana di duro lavoro mentale tipico della donna in carriera) di riposarsi e dedicarsi ai propri hobbies, di qualunque natura essi siano.
3)Questo é il punto nodale. NON PARTICOLARMENTE ISTRUITO. Meraviglioso. Una persona lineare, che se c'é un problema non si perde nei meandri dei discorsi che inizia e che non sa finire, un uomo senza il filtro della cultura eccessiva, che non sia rincoglionito dagli schemi mentali che le sue ENORMI competenze in: ingegneria, architettura, medicina, ecc. gli hanno gentilmente conferito.
4)L'attivitá fisica, se derivante da una passione (e si presuppone che il nostro uomo sia un fruttivendolo APPASSIONATO), non stanca la mente. Almeno, non troppo. Questo permette all'individuo in questione di concentrare le sue attivitá cognitive la sera, quando deve avere a che fare con la sua compagna e i menzionati mocciosi. Avendo accanto un ingegnere, per esempio, ció non é possibile: l'ingegnere E' STANCO, ma a un livello di profonditá che il fruttivendolo se lo sogna. E meno male, dico io. L'ingegnere ha "ragionato" tutto il giorno, perció é del tutto legittimo che la sua corteccia pre-frontale venga cestinata appena varcata la soglia di casa. Sí, come no.
5)Le conversazioni superficiali lasciano il tempo che trovano, mantengono la mente allenata alle relazioni con altri esseri della propria specie, ma, quando caratterizzano tutta una giornata, risvegliano il desiderio di parlare anche d'altro, di approfondire. Ottimo, dal momento che la compagna in carriera, che a differenza dell'uomo in carriera (ingegnere, architetto, ecc.), ha SEMPRE voglia di parlare di sé, di quello che fa, dei bambini e di come crescono, e delle iniziative che la sua azienda promuove, e di quanto si senta realizzata e/o delusa, ecc., sará ben contenta di utilizzare il magico fruttivendolo come contenitore delle proprie esondazioni emotive.
Corollario: la teoria é applicabile anche a mestieri quali muratore, falegname, artigiano e cosí via.
Morale della favola: Se proprio vi serve un uomo, scegliete un fruttivendolo.
Se non vi serve, meglio cosí.
lunedì 29 novembre 2010
Neve.
Cancelli l'impronta
del mio desiderio.
L'avevo lasciata lí
perché la vedessi
e vi appoggiassi dentro
la tua.
Era una possibilitá.
del mio desiderio.
L'avevo lasciata lí
perché la vedessi
e vi appoggiassi dentro
la tua.
Era una possibilitá.
domenica 28 novembre 2010
Vita quotidiana.
Non ne posso piú di elucubrare su tutto.
Succede che siete per strada, per esempio, e vedete (voi e almeno altri trenta milioni di persone nel mondo nello stesso momento, quindi c'é poco da sentirsi speciali) un'immagine che vi colpisce "nel profondo", cosí si dice per amplificare il valore della cazzata che si sta per dire, giusto? Ecco.
Che poi si tratti di una foglia che cade da un albero (bella novitá, se sei a novembre), due innamorati abbracciati (e basta con sto romanticismo di quarta categoria, adesso vanno di moda i limoni in pubblico, vecchi! Aggiornatevi), un bambino che urla (e di solito vorresti sgozzare ma non sei sufficientemente coraggioso per farlo), un negozio chiuso o un topo di fogna che corre, poco importa.
Via col viaggio, nuovo film cult dopo "Via col vento".
E va a finire che ti ritrovi a scrivere mentre cammini, sí avete capito benissimo, MENTRE CAMMINI, per non perdere il succo del trip che ti stai facendo e il resto del mondo ti diagnostica una squilibrata di prim'ordine.
Prendiamo ieri.
Me ne tornavo bel bella verso casa, quando ho sentito una musica natalizia in lontananza. E tac! Come premio Nobel delle banalitá, a cosa ho pensato? Alla mia infanzia. Ragazzi, che fantasia. Ho pensato a quando la banda passava sotto casa, e tutti i musicisti erano vestiti da Babbi Natale, e io e mia sorella lanciavamo i soldi dal balcone (settimo piano, terrei a sottolineare). E non fate quelle facce, al Sud, da me, funzionava cosí. Ed era BELLO.
Invece no, tutta 'sta didascalia commovente l'ho costruita per poi sbattere il muso sulla neo-realtá che mi si é parata davanti: quattro senzatetto che cercavano di rimediare qualche spicciolo suonando un po'. Gente che non se lo puó permettere, il travestimento da Babbo Natale.
Quando la magia va a farsi fottere, perdonatemi la volgaritá.
Cercando, figlia ipocrita del mio tempo, di scacciare questi pensieri tristi da una mente giá debilitata, mi sono allora concentrata su altro.
Con effetti nefasti, ovviamente.
Mi sentivo particolarmente polemica, e ho iniziato a riflettere sull'espressione tanto usuale "vita quotidiana". Ma scusatemi tanto, che diamine di senso ha?! Esiste per caso una vita non quotidiana? Ci si ostina a usarlo, quest'accostamento, e spesso assume una connotazione di routine, noia, cose che si fanno sempre.
Bé, é un errore bell'e buono, secondo me.
Per quello che ne so io, la vita non é mai quotidiana, non ripete, come Paganini. E' per questo che la noia mi fa rabbia, é uno spreco di tempo auto-inflitto. Vabbé, mi sto perdendo come al solito nei meandri delle idiozie che scorrono in sovrimpressione sulla mia corteccia cerebrale.
Esistenzialismo da due soldi, lo definirei.
Quando, poi, il mio sentimentalismo sfrenato viene spento dalle demenziali scene alle quali assisto, in genere al bar, mi dico che devo essere proprio imbecille per lasciarmi ancora prendere dalle favolette che mi disegno in testa.
Stamattina stavo facendo colazione, e al tavolo accanto al mio era seduta la donna che credo sia il sogno dell'intera popolazione maschile del mio quartiere. Altissima, di colore, fisico da paura, capello fluente, sorriso perfetto e occhi di ebano, benvestita, gentile...e sposata. Dettagli, quando é sola.
Se ne stava tranquilla a bere il suo lattecaffé, e nessuno la disturbava, a parte qualche occhiata furtiva ogni tanto, cosí, per una breve scossa di piacere mattutino. Dopo poco lei si é alzata ed é andata al bancone a pagare.
APRITI CIELO (e inghiotti tutti i cascamorti, per favore).
Divertente, e anche un po' patetico, osservare il livello di rimbecillimento degli uomini quando hanno la possibilitá di scambiare due radiografie...scusate, due parole, con una bella signora. Le scuse per attaccare bottone diventano le piú svariate: dal digitale terrestre che io ce l'ho lei ce l'ha noi ce l'abbiamo ebbene ora che abbiamo fatto la conta che abbiamo concluso, al pizzetto del barista che "sí mio padre mi diceva che sembra una fila di formiche". Fammi un favore, taci, tu e quelli come te.
Anzi no, dimmi, piuttosto: come si fa a competere con una tale, lucida idiozia?
E qui, c'é chi dice STOP AL TELEVOTO, chi STOP ALLE TELEFONATE, chi, come me...
STOP AL DEGRADO.
Succede che siete per strada, per esempio, e vedete (voi e almeno altri trenta milioni di persone nel mondo nello stesso momento, quindi c'é poco da sentirsi speciali) un'immagine che vi colpisce "nel profondo", cosí si dice per amplificare il valore della cazzata che si sta per dire, giusto? Ecco.
Che poi si tratti di una foglia che cade da un albero (bella novitá, se sei a novembre), due innamorati abbracciati (e basta con sto romanticismo di quarta categoria, adesso vanno di moda i limoni in pubblico, vecchi! Aggiornatevi), un bambino che urla (e di solito vorresti sgozzare ma non sei sufficientemente coraggioso per farlo), un negozio chiuso o un topo di fogna che corre, poco importa.
Via col viaggio, nuovo film cult dopo "Via col vento".
E va a finire che ti ritrovi a scrivere mentre cammini, sí avete capito benissimo, MENTRE CAMMINI, per non perdere il succo del trip che ti stai facendo e il resto del mondo ti diagnostica una squilibrata di prim'ordine.
Prendiamo ieri.
Me ne tornavo bel bella verso casa, quando ho sentito una musica natalizia in lontananza. E tac! Come premio Nobel delle banalitá, a cosa ho pensato? Alla mia infanzia. Ragazzi, che fantasia. Ho pensato a quando la banda passava sotto casa, e tutti i musicisti erano vestiti da Babbi Natale, e io e mia sorella lanciavamo i soldi dal balcone (settimo piano, terrei a sottolineare). E non fate quelle facce, al Sud, da me, funzionava cosí. Ed era BELLO.
Invece no, tutta 'sta didascalia commovente l'ho costruita per poi sbattere il muso sulla neo-realtá che mi si é parata davanti: quattro senzatetto che cercavano di rimediare qualche spicciolo suonando un po'. Gente che non se lo puó permettere, il travestimento da Babbo Natale.
Quando la magia va a farsi fottere, perdonatemi la volgaritá.
Cercando, figlia ipocrita del mio tempo, di scacciare questi pensieri tristi da una mente giá debilitata, mi sono allora concentrata su altro.
Con effetti nefasti, ovviamente.
Mi sentivo particolarmente polemica, e ho iniziato a riflettere sull'espressione tanto usuale "vita quotidiana". Ma scusatemi tanto, che diamine di senso ha?! Esiste per caso una vita non quotidiana? Ci si ostina a usarlo, quest'accostamento, e spesso assume una connotazione di routine, noia, cose che si fanno sempre.
Bé, é un errore bell'e buono, secondo me.
Per quello che ne so io, la vita non é mai quotidiana, non ripete, come Paganini. E' per questo che la noia mi fa rabbia, é uno spreco di tempo auto-inflitto. Vabbé, mi sto perdendo come al solito nei meandri delle idiozie che scorrono in sovrimpressione sulla mia corteccia cerebrale.
Esistenzialismo da due soldi, lo definirei.
Quando, poi, il mio sentimentalismo sfrenato viene spento dalle demenziali scene alle quali assisto, in genere al bar, mi dico che devo essere proprio imbecille per lasciarmi ancora prendere dalle favolette che mi disegno in testa.
Stamattina stavo facendo colazione, e al tavolo accanto al mio era seduta la donna che credo sia il sogno dell'intera popolazione maschile del mio quartiere. Altissima, di colore, fisico da paura, capello fluente, sorriso perfetto e occhi di ebano, benvestita, gentile...e sposata. Dettagli, quando é sola.
Se ne stava tranquilla a bere il suo lattecaffé, e nessuno la disturbava, a parte qualche occhiata furtiva ogni tanto, cosí, per una breve scossa di piacere mattutino. Dopo poco lei si é alzata ed é andata al bancone a pagare.
APRITI CIELO (e inghiotti tutti i cascamorti, per favore).
Divertente, e anche un po' patetico, osservare il livello di rimbecillimento degli uomini quando hanno la possibilitá di scambiare due radiografie...scusate, due parole, con una bella signora. Le scuse per attaccare bottone diventano le piú svariate: dal digitale terrestre che io ce l'ho lei ce l'ha noi ce l'abbiamo ebbene ora che abbiamo fatto la conta che abbiamo concluso, al pizzetto del barista che "sí mio padre mi diceva che sembra una fila di formiche". Fammi un favore, taci, tu e quelli come te.
Anzi no, dimmi, piuttosto: come si fa a competere con una tale, lucida idiozia?
E qui, c'é chi dice STOP AL TELEVOTO, chi STOP ALLE TELEFONATE, chi, come me...
STOP AL DEGRADO.
mercoledì 24 novembre 2010
Esporsi allo sputtanamento.
Qualche giorno fa ho scritto, su Facebook, che non esiste grande differenza tra l'esporsi e lo sputtanarsi, in fondo.
Bene, é una cazzata.
Se recentemente mi sono esposta, adesso voglio sputtanarmi.
Lo faccio perché tanto c'é e ci sará sempre, nonostante i miei sforzi, il mio prendere le misure prima di agire, il pensare il ragionare il ponderare (orrore!), qualcuno per cui non saró mai ABBASTANZA:
-carina
-intelligente
-brillante
-simpatica
-sexy
-interessante
-affascinante
-sorridente
Oppure lo saró troppo, che non va bene lo stesso.
La veritá, comunque, é che ormai non me ne frega niente.
Io mi piaccio cosí come sono, con le mie imbranature esagerate, la mia insicurezza mascherata da sicurezza, il mio nascondermi dietro una buona proprietá di linguaggio e la mia sensazione di non essere mai nel posto giusto al momento giusto.
Quindi basta.
Tanto per cominciare, non ho una rotella che giri per il verso giusto, neanche per sbaglio.
E' come se dovessi gestire perennemente una gemella siamese con un carattere opposto a quello dell'altra.
Una si sente una gran paracula, un po' maschiaccio, sofisticata allo stesso tempo, un po' stronza, sarcastica, aggressiva e sicura del fatto suo e della sua indipendenza ostentata come cavallo di battaglia.
L'altra é una palla al piede, con tutto il rispetto.
Insicura, si sente piccola, indifesa, s'intristisce facilmente, passerebbe la vita a farsi coccolare. Esperta decennale in figure di merda, ne fa di continuo, lasciando alla sua gemella l'onere di rimediare, col risultato di mostrare al mondo una grave dissociazione mentale (non dimentichiamo che questi due personaggi sono riuniti in una persona sola, quindi che splendido effetto fará il passare dagli occhioni dolci alle risposte al fiele nel giro di un nanosecondo).
Una ragazza equilibrata, non so se mi spiego.
I rapporti interpersonali sono un gran casino, quasi piú di quelli intrapersonali accennati poc'anzi.
Intanto torno alla prima persona, altrimenti veramente non si capisce piú un beneamato.
Dunque, dicevo. Ho piú successo con le donne che con gli uomini. Le donne mi trovano entusiasmante a dir poco, mi elogiano spesso e volentieri, mi cercano, mi scelgono come punto di riferimento.
Le donne colgono il giusto dosaggio tra le due gemelle, e si prendono il buono di entrambe. Che vi assicuro, c'é, anche se magari non si vede subito.
Gli uomini...fondamentalmente mi mollano. Ammesso che si avvicinino, il che non é scontato.
Ultimamente un ragazzo mi ha detto, mentre aveva la fortuna di osservarmi in una fase in cui prevaleva senza dubbio la gemella stronza in versione amplificata: "Io proprio non riesco a immaginarlo un uomo per te. Dev'essere troppo cazzuto."
In effetti non guasterebbe, mio caro.
Eppure, quando nei paraggi c'é qualcuno che m'interessa, la gemella piattola&femminuccia domina, e succede che, in rapida sequenza, io sia in grado di:
-perdere la facoltá di deambulare, cadere dai tacchi (le rare volte che li indosso)
-dire la prima stronzata che mi passa per la testa dimostrando facoltá cognitive piuttosto ridotte
-immaginarmi brutta come una rana con l'acne e, in caso di complimento, rispondere con uno sconvolto:"ah sí?", diventando color arcobaleno e magari riuscendo anche a fare una smorfia orrenda, frutto marcio dell'incrocio tra un sorriso e un'espressione di disgusto
-iniziare a parlare come un'afasica, o in alternativa non capire un accidenti di quello che mi viene detto, e chiedere di ripetere sessantacinque volte al mio interlocutore
-sudare chediocelomanda
-atteggiarmi a fumatrice, quando in realtá fumo una sigaretta ogni tanto, col risultato che ogni volta mi gira la testa, e anche se non mi dispiace l'effetto, mi sento piú cretina di prima
-cedere il posto a Miss Hide, la gemella stronza, che in genere riprende il controllo mandando a fanculo se stessa, poi gli altri, ma sempre con innata classe, eh!
La situazione é drammatica, e non tanto perché spesso il mio atteggiamento manda in confusione, incuriosisce e allontana allo stesso tempo, quanto per il fatto che le persone che conosco fanno fatica a inquadrarmi. Sono un po' fuori dagli schemi, diciamo, e l'essere lunatica mette in crisi non solo gli altri, ma anche me stessa (una terza? No, per caritá), quella che vorrebbe categorizzarsi, mettersi in ordine e tranquillizzarsi.
Bé, sapete che vi dico?
Che mia nonna ha sempre avuto ragione (anche se é incazzata con me da due mesi e quindi dovrei fare un po' la sostenuta): lei dice
TUTTO A POSTO E NIENTE IN ORDINE.
E questo, sono io.
Bene, é una cazzata.
Se recentemente mi sono esposta, adesso voglio sputtanarmi.
Lo faccio perché tanto c'é e ci sará sempre, nonostante i miei sforzi, il mio prendere le misure prima di agire, il pensare il ragionare il ponderare (orrore!), qualcuno per cui non saró mai ABBASTANZA:
-carina
-intelligente
-brillante
-simpatica
-sexy
-interessante
-affascinante
-sorridente
Oppure lo saró troppo, che non va bene lo stesso.
La veritá, comunque, é che ormai non me ne frega niente.
Io mi piaccio cosí come sono, con le mie imbranature esagerate, la mia insicurezza mascherata da sicurezza, il mio nascondermi dietro una buona proprietá di linguaggio e la mia sensazione di non essere mai nel posto giusto al momento giusto.
Quindi basta.
Tanto per cominciare, non ho una rotella che giri per il verso giusto, neanche per sbaglio.
E' come se dovessi gestire perennemente una gemella siamese con un carattere opposto a quello dell'altra.
Una si sente una gran paracula, un po' maschiaccio, sofisticata allo stesso tempo, un po' stronza, sarcastica, aggressiva e sicura del fatto suo e della sua indipendenza ostentata come cavallo di battaglia.
L'altra é una palla al piede, con tutto il rispetto.
Insicura, si sente piccola, indifesa, s'intristisce facilmente, passerebbe la vita a farsi coccolare. Esperta decennale in figure di merda, ne fa di continuo, lasciando alla sua gemella l'onere di rimediare, col risultato di mostrare al mondo una grave dissociazione mentale (non dimentichiamo che questi due personaggi sono riuniti in una persona sola, quindi che splendido effetto fará il passare dagli occhioni dolci alle risposte al fiele nel giro di un nanosecondo).
Una ragazza equilibrata, non so se mi spiego.
I rapporti interpersonali sono un gran casino, quasi piú di quelli intrapersonali accennati poc'anzi.
Intanto torno alla prima persona, altrimenti veramente non si capisce piú un beneamato.
Dunque, dicevo. Ho piú successo con le donne che con gli uomini. Le donne mi trovano entusiasmante a dir poco, mi elogiano spesso e volentieri, mi cercano, mi scelgono come punto di riferimento.
Le donne colgono il giusto dosaggio tra le due gemelle, e si prendono il buono di entrambe. Che vi assicuro, c'é, anche se magari non si vede subito.
Gli uomini...fondamentalmente mi mollano. Ammesso che si avvicinino, il che non é scontato.
Ultimamente un ragazzo mi ha detto, mentre aveva la fortuna di osservarmi in una fase in cui prevaleva senza dubbio la gemella stronza in versione amplificata: "Io proprio non riesco a immaginarlo un uomo per te. Dev'essere troppo cazzuto."
In effetti non guasterebbe, mio caro.
Eppure, quando nei paraggi c'é qualcuno che m'interessa, la gemella piattola&femminuccia domina, e succede che, in rapida sequenza, io sia in grado di:
-perdere la facoltá di deambulare, cadere dai tacchi (le rare volte che li indosso)
-dire la prima stronzata che mi passa per la testa dimostrando facoltá cognitive piuttosto ridotte
-immaginarmi brutta come una rana con l'acne e, in caso di complimento, rispondere con uno sconvolto:"ah sí?", diventando color arcobaleno e magari riuscendo anche a fare una smorfia orrenda, frutto marcio dell'incrocio tra un sorriso e un'espressione di disgusto
-iniziare a parlare come un'afasica, o in alternativa non capire un accidenti di quello che mi viene detto, e chiedere di ripetere sessantacinque volte al mio interlocutore
-sudare chediocelomanda
-atteggiarmi a fumatrice, quando in realtá fumo una sigaretta ogni tanto, col risultato che ogni volta mi gira la testa, e anche se non mi dispiace l'effetto, mi sento piú cretina di prima
-cedere il posto a Miss Hide, la gemella stronza, che in genere riprende il controllo mandando a fanculo se stessa, poi gli altri, ma sempre con innata classe, eh!
La situazione é drammatica, e non tanto perché spesso il mio atteggiamento manda in confusione, incuriosisce e allontana allo stesso tempo, quanto per il fatto che le persone che conosco fanno fatica a inquadrarmi. Sono un po' fuori dagli schemi, diciamo, e l'essere lunatica mette in crisi non solo gli altri, ma anche me stessa (una terza? No, per caritá), quella che vorrebbe categorizzarsi, mettersi in ordine e tranquillizzarsi.
Bé, sapete che vi dico?
Che mia nonna ha sempre avuto ragione (anche se é incazzata con me da due mesi e quindi dovrei fare un po' la sostenuta): lei dice
TUTTO A POSTO E NIENTE IN ORDINE.
E questo, sono io.
lunedì 8 novembre 2010
Cosa importa.
Non m'interessa averti
anche meno
che tu abbia bisogno di me.
Preferisco
la certezza insolente
di essere entrata in te
un giorno, per caso
e sapere che l'idea di me
semplice, spoglia
inaspettatamente possa affiorare
mentre vivi la tua vita
per conto tuo
da me distante.
Il pensiero della mia persona
ti sará accanto
qualche volta
discreto e superfluo.
Presente,
sopra
tutto.
anche meno
che tu abbia bisogno di me.
Preferisco
la certezza insolente
di essere entrata in te
un giorno, per caso
e sapere che l'idea di me
semplice, spoglia
inaspettatamente possa affiorare
mentre vivi la tua vita
per conto tuo
da me distante.
Il pensiero della mia persona
ti sará accanto
qualche volta
discreto e superfluo.
Presente,
sopra
tutto.
Iscriviti a:
Post (Atom)
