La musica aiuta a fissare il ricordo
quando il clic dell'interruttore
insegue la luce.
Ti sforzi ancora
di appendere quadri alle pareti
ma senza chiodi
e per quanto i paesaggi siano belli
ogni volta ci scrivi sopra:
dipingo storie
da lasciare a metá
è quello che so fare meglio.
(E capisci
di avere nostalgia
senza provarla)
giovedì 17 marzo 2011
sabato 26 febbraio 2011
Vita da Winter School
"Ma cos'é sta Winter School?"
"Una gita di due settimane all'inferno. Ci andró con alcuni miei compagni di corso, lí incontreremo altri studenti dalle universitá di Parigi, Barcellona, Valencia e Coimbra. E luminari della Psicologia del Lavoro ci allieteranno con seminari, lezioni, lavori di gruppo diurni e notturni. Alloggeremo tutti nello stesso hotel, in Spagna, a Gandía, ridente localitá BALNEARE in estate, desolante cittadina d'inverno. Piuttosto che andarci mi farei dare una martellata su un piede."
"Vabbé dai, esagerata! Sará una bella esperienza, ti divertirai! Perché sei cosí negativa?"
"Perché per un anno e mezzo ci hanno rincretinito di chiacchiere su questo benedetto Master. In realtá é stato tutto una delusione, non vedo perché la WS debba essere diversa."
Ho risposto in questo modo per (almeno) due mesi.
Poi é arrivato il giorno della partenza. E, nonostante tutto quello che leggerete, mi sono ricreduta.
19.02.2011-Sabato-
Con la morte nel cuore sento suonare la sveglia e mi alzo. Mi preparo velocemente, scendo a fare colazione al bar. Al ritorno vengo braccata da due testimoni di Geova che tentano di appiopparmi un sermone e qualche dépliant. No grazie. E comunque, che cazzo ci fanno in giro alle sette e mezzo di mattina?? Mistero della fede. Appunto.
Poco piú tardi chiamo il taxi che mi condurrá all'aereoporto. In macchina, Tiziano Ferro sbraita per venti minuti tutto il suo dolore.
Se il buongiorno si vede dal mattino...
-Domenica-
Sole su Valencia e cacca di uccello sulla mia testa, mentre spiego alla mia amica che la cittá mi ricorda la mia infanzia, per gli odori e la temperatura mite. Molto romantico.
Se il buongiorno si vede dal mattino...Puntata seconda.
Riassunto della prima settimana di WS:
Domenica pomeriggio ci siamo rassegnati al nostro triste destino: salire sull'autobus che ci avrebbe deportato a Gandía. Dopo una quarantina di minuti di strada e discutibili canzoni pop e neo-melodiche spagnole, finalmente siamo arrivati a destinazione. Hotel non male, camere doppie con bagno per la gioia del mio intestino, che alla privacy ci tiene non poco.
La prima sera é stata consacrata alla cena di benvenuto, rigorosamente inclusa nel "Social Program", agghiacciante etichetta assegnata a una serie di iniziative che dovrebbero facilitare la conoscenza e la condivisione multiculturale.
(Capitolo a parte sarebbe da riservare al cibo offertoci, di pessima qualitá. Tutto, dico tutto, galleggia in una brodaglia grassa, che nel corso dei giorni cambia colore ma non gusto. Il risultato é che durante pranzi e cene, piú che mangiare tendiamo soprattutto a parlare, socializzando alla faccia del Social Program. La colazione é riuscita a stupirci anche di piú: cornetti in vero cartone, brioche di gomma, caffé all'acqua e altre leccornie simili.
Non é finita qui: gli organizzatori sono evidentemente convinti che per lavorare duramente abbiamo bisogno di un gran numero di energie. Le nostre giornate si articolano allora in funzione del tempo che intercorre tra un pasto e l'altro. La sequenza é: colazione ore 8.00, merenda ore 11.00, pranzo ore 13.30, merenda ore 17.00, cena ore 21.00. Insomma, non si fa altro che mangiare. Peso previsto al rientro in Italia: 120 Kg, ammesso che riesca a contenermi.)
Da lunedí a venerdí abbiamo praticamente dimenticato di respirare. Non ce n'é stato il tempo.
Al momento, abbiamo all'attivo:
una decina di crisi isteriche, per motivi diversi (il menzionato cibo, la connessione wireless che funziona a petrolio, la difficoltá nell'addormentarsi perché il cervello continua a macinare dopo sedici ore di attivitá frenetica, la voglia di uccidere qualche membro del proprio gruppo di lavoro e cosí via)
qualche incubo (correlato di grida molto reali nel bel mezzo della notte)
diversi messaggi inviati in un italiano da far accapponare la pelle (succede, quando parli 12 ore al giorno in inglese)
pochissime ore di sonno (e innumerevoli e infruttuosi tentativi di mantenere alta l'attenzione)
overdose di discorsi a sfondo sessuale (dovuti alla mancanza di attivitá che lontanamente ricordino il sesso)
qualche bicchiere di vino pericolosamente mischiato alla stanchezza (con conseguente deriva del politically correct)
A questo si aggiunge l'arrivo al NOSTRO hotel di una comitiva di religiosi non bene identificati, carichi di adolescenti e neonati urlanti.
Cosa fanno? CANTANO e PREGANO. Oh Gesú.
Tanto per accostare il sacro e il profano, concludo con una chicca: oggi pomeriggio ero in bagno, in seduta, quando dal piano di sopra (suppongo) si sono levati alti i gemiti di una donna prossima all'orgasmo. L'orgasmo migliore della sua vita, a giudicare dall'ampiezza dei suoi urli.
Una bella differenza: io sul cesso e lei a letto (o insomma, ovunque stesse dando sfogo ai propri impulsi).
Eppure sempre di bisogni primari si tratta.
Che strana la vita, ho pensato.
"Una gita di due settimane all'inferno. Ci andró con alcuni miei compagni di corso, lí incontreremo altri studenti dalle universitá di Parigi, Barcellona, Valencia e Coimbra. E luminari della Psicologia del Lavoro ci allieteranno con seminari, lezioni, lavori di gruppo diurni e notturni. Alloggeremo tutti nello stesso hotel, in Spagna, a Gandía, ridente localitá BALNEARE in estate, desolante cittadina d'inverno. Piuttosto che andarci mi farei dare una martellata su un piede."
"Vabbé dai, esagerata! Sará una bella esperienza, ti divertirai! Perché sei cosí negativa?"
"Perché per un anno e mezzo ci hanno rincretinito di chiacchiere su questo benedetto Master. In realtá é stato tutto una delusione, non vedo perché la WS debba essere diversa."
Ho risposto in questo modo per (almeno) due mesi.
Poi é arrivato il giorno della partenza. E, nonostante tutto quello che leggerete, mi sono ricreduta.
19.02.2011-Sabato-
Con la morte nel cuore sento suonare la sveglia e mi alzo. Mi preparo velocemente, scendo a fare colazione al bar. Al ritorno vengo braccata da due testimoni di Geova che tentano di appiopparmi un sermone e qualche dépliant. No grazie. E comunque, che cazzo ci fanno in giro alle sette e mezzo di mattina?? Mistero della fede. Appunto.
Poco piú tardi chiamo il taxi che mi condurrá all'aereoporto. In macchina, Tiziano Ferro sbraita per venti minuti tutto il suo dolore.
Se il buongiorno si vede dal mattino...
-Domenica-
Sole su Valencia e cacca di uccello sulla mia testa, mentre spiego alla mia amica che la cittá mi ricorda la mia infanzia, per gli odori e la temperatura mite. Molto romantico.
Se il buongiorno si vede dal mattino...Puntata seconda.
Riassunto della prima settimana di WS:
Domenica pomeriggio ci siamo rassegnati al nostro triste destino: salire sull'autobus che ci avrebbe deportato a Gandía. Dopo una quarantina di minuti di strada e discutibili canzoni pop e neo-melodiche spagnole, finalmente siamo arrivati a destinazione. Hotel non male, camere doppie con bagno per la gioia del mio intestino, che alla privacy ci tiene non poco.
La prima sera é stata consacrata alla cena di benvenuto, rigorosamente inclusa nel "Social Program", agghiacciante etichetta assegnata a una serie di iniziative che dovrebbero facilitare la conoscenza e la condivisione multiculturale.
(Capitolo a parte sarebbe da riservare al cibo offertoci, di pessima qualitá. Tutto, dico tutto, galleggia in una brodaglia grassa, che nel corso dei giorni cambia colore ma non gusto. Il risultato é che durante pranzi e cene, piú che mangiare tendiamo soprattutto a parlare, socializzando alla faccia del Social Program. La colazione é riuscita a stupirci anche di piú: cornetti in vero cartone, brioche di gomma, caffé all'acqua e altre leccornie simili.
Non é finita qui: gli organizzatori sono evidentemente convinti che per lavorare duramente abbiamo bisogno di un gran numero di energie. Le nostre giornate si articolano allora in funzione del tempo che intercorre tra un pasto e l'altro. La sequenza é: colazione ore 8.00, merenda ore 11.00, pranzo ore 13.30, merenda ore 17.00, cena ore 21.00. Insomma, non si fa altro che mangiare. Peso previsto al rientro in Italia: 120 Kg, ammesso che riesca a contenermi.)
Da lunedí a venerdí abbiamo praticamente dimenticato di respirare. Non ce n'é stato il tempo.
Al momento, abbiamo all'attivo:
una decina di crisi isteriche, per motivi diversi (il menzionato cibo, la connessione wireless che funziona a petrolio, la difficoltá nell'addormentarsi perché il cervello continua a macinare dopo sedici ore di attivitá frenetica, la voglia di uccidere qualche membro del proprio gruppo di lavoro e cosí via)
qualche incubo (correlato di grida molto reali nel bel mezzo della notte)
diversi messaggi inviati in un italiano da far accapponare la pelle (succede, quando parli 12 ore al giorno in inglese)
pochissime ore di sonno (e innumerevoli e infruttuosi tentativi di mantenere alta l'attenzione)
overdose di discorsi a sfondo sessuale (dovuti alla mancanza di attivitá che lontanamente ricordino il sesso)
qualche bicchiere di vino pericolosamente mischiato alla stanchezza (con conseguente deriva del politically correct)
A questo si aggiunge l'arrivo al NOSTRO hotel di una comitiva di religiosi non bene identificati, carichi di adolescenti e neonati urlanti.
Cosa fanno? CANTANO e PREGANO. Oh Gesú.
Tanto per accostare il sacro e il profano, concludo con una chicca: oggi pomeriggio ero in bagno, in seduta, quando dal piano di sopra (suppongo) si sono levati alti i gemiti di una donna prossima all'orgasmo. L'orgasmo migliore della sua vita, a giudicare dall'ampiezza dei suoi urli.
Una bella differenza: io sul cesso e lei a letto (o insomma, ovunque stesse dando sfogo ai propri impulsi).
Eppure sempre di bisogni primari si tratta.
Che strana la vita, ho pensato.
mercoledì 16 febbraio 2011
domenica 6 febbraio 2011
Scadenze.
Quel tempo in stallo
di lei
sola e nuda
in bagno
i pensieri in una mano
a farsi stritolare dal silenzio.
Quel tempo in stallo
di lui
solo e nudo
dentro al letto
le domande di una notte
e di un sapore nuovo
"in realtá"
ritrovato.
Quel tempo dell'incontro
dei corpi a schiacciarsi
allontanare il giorno
e colmare le distanze
ripetiamolo ancora
il nostro mantra.
di lei
sola e nuda
in bagno
i pensieri in una mano
a farsi stritolare dal silenzio.
Quel tempo in stallo
di lui
solo e nudo
dentro al letto
le domande di una notte
e di un sapore nuovo
"in realtá"
ritrovato.
Quel tempo dell'incontro
dei corpi a schiacciarsi
allontanare il giorno
e colmare le distanze
ripetiamolo ancora
il nostro mantra.
mercoledì 22 dicembre 2010
GiocATTOli.
ATTO PRIMO
Mi hai guardata
e ti ho incontrato.
Non te l'aspettavi
e i tuoi occhi sono corsi via da me.
ATTO SECONDO
Ho provato a rincorrerli
volevo riprenderli.
Avevi iniziato tu
presto il gioco s'é invertito
e i miei occhi sono corsi via da te.
ATTO TERZO
Ci siamo divertiti
finché il tempo c'é stato
poi il tempo é scaduto
e cosí sia.
(Sulle nostre carte d'imbarco
destinazioni diverse)
SIPARIO.
Puoi dare le regole che vuoi al gioco
ma la prossima volta
io rompo la clessidra
e trucco i dadi.
Mi hai guardata
e ti ho incontrato.
Non te l'aspettavi
e i tuoi occhi sono corsi via da me.
ATTO SECONDO
Ho provato a rincorrerli
volevo riprenderli.
Avevi iniziato tu
presto il gioco s'é invertito
e i miei occhi sono corsi via da te.
ATTO TERZO
Ci siamo divertiti
finché il tempo c'é stato
poi il tempo é scaduto
e cosí sia.
(Sulle nostre carte d'imbarco
destinazioni diverse)
SIPARIO.
Puoi dare le regole che vuoi al gioco
ma la prossima volta
io rompo la clessidra
e trucco i dadi.
giovedì 16 dicembre 2010
L'uomo della mia vita é un fruttivendolo.
Secondo mia madre, l'uomo della mia vita dovrebbe essere un fruttivendolo. Dal suo punto di vista ci sarebbe un risparmio economico notevole, considerate le quintalate di frutta che mangio ogni giorno.
Pensandoci bene, probabilmente non ha tutti i torti, e non solo per questioni di bilancio.
Prendiamo lo stereotipo del fruttivendolo:
-duro lavoratore
-insensibile alle intemperie
-magari non particolarmente istruito (anche se non é detto, certo)
-passa le sue giornate svolgendo un'attivitá piú che altro fisica
-intrattiene fugaci conversazioni sul tempo e su altre banalitá di circostanza
L'uomo perfetto. E vi spiego perché.
1)Che sia un duro lavoratore, va da sé che va benissimo, tanto piú se consideriamo che il fruttivendolo esce di casa molto presto la mattina, quindi lascia campo libero ancor prima che la sua compagna apra gli occhi. Particolare non trascurabile, visto che in questo modo si eviterebbe di vedere il proprio uomo nella sua versione peggiore, appena sveglio (completo di occhi cisposi, fiatella assassina e capello, se c'é, in tutte le direzioni).
2)L'insensibilitá alle intemperie lo rende un potenziale ottimo papá, in grado di portare i marmocchi al parco (tanto, non si sa bene perché, i bambini il freddo non lo sentono) anche quando la temperatura esterna é -7, consentendo alla compagna (freddolosa e stanca dopo una settimana di duro lavoro mentale tipico della donna in carriera) di riposarsi e dedicarsi ai propri hobbies, di qualunque natura essi siano.
3)Questo é il punto nodale. NON PARTICOLARMENTE ISTRUITO. Meraviglioso. Una persona lineare, che se c'é un problema non si perde nei meandri dei discorsi che inizia e che non sa finire, un uomo senza il filtro della cultura eccessiva, che non sia rincoglionito dagli schemi mentali che le sue ENORMI competenze in: ingegneria, architettura, medicina, ecc. gli hanno gentilmente conferito.
4)L'attivitá fisica, se derivante da una passione (e si presuppone che il nostro uomo sia un fruttivendolo APPASSIONATO), non stanca la mente. Almeno, non troppo. Questo permette all'individuo in questione di concentrare le sue attivitá cognitive la sera, quando deve avere a che fare con la sua compagna e i menzionati mocciosi. Avendo accanto un ingegnere, per esempio, ció non é possibile: l'ingegnere E' STANCO, ma a un livello di profonditá che il fruttivendolo se lo sogna. E meno male, dico io. L'ingegnere ha "ragionato" tutto il giorno, perció é del tutto legittimo che la sua corteccia pre-frontale venga cestinata appena varcata la soglia di casa. Sí, come no.
5)Le conversazioni superficiali lasciano il tempo che trovano, mantengono la mente allenata alle relazioni con altri esseri della propria specie, ma, quando caratterizzano tutta una giornata, risvegliano il desiderio di parlare anche d'altro, di approfondire. Ottimo, dal momento che la compagna in carriera, che a differenza dell'uomo in carriera (ingegnere, architetto, ecc.), ha SEMPRE voglia di parlare di sé, di quello che fa, dei bambini e di come crescono, e delle iniziative che la sua azienda promuove, e di quanto si senta realizzata e/o delusa, ecc., sará ben contenta di utilizzare il magico fruttivendolo come contenitore delle proprie esondazioni emotive.
Corollario: la teoria é applicabile anche a mestieri quali muratore, falegname, artigiano e cosí via.
Morale della favola: Se proprio vi serve un uomo, scegliete un fruttivendolo.
Se non vi serve, meglio cosí.
Pensandoci bene, probabilmente non ha tutti i torti, e non solo per questioni di bilancio.
Prendiamo lo stereotipo del fruttivendolo:
-duro lavoratore
-insensibile alle intemperie
-magari non particolarmente istruito (anche se non é detto, certo)
-passa le sue giornate svolgendo un'attivitá piú che altro fisica
-intrattiene fugaci conversazioni sul tempo e su altre banalitá di circostanza
L'uomo perfetto. E vi spiego perché.
1)Che sia un duro lavoratore, va da sé che va benissimo, tanto piú se consideriamo che il fruttivendolo esce di casa molto presto la mattina, quindi lascia campo libero ancor prima che la sua compagna apra gli occhi. Particolare non trascurabile, visto che in questo modo si eviterebbe di vedere il proprio uomo nella sua versione peggiore, appena sveglio (completo di occhi cisposi, fiatella assassina e capello, se c'é, in tutte le direzioni).
2)L'insensibilitá alle intemperie lo rende un potenziale ottimo papá, in grado di portare i marmocchi al parco (tanto, non si sa bene perché, i bambini il freddo non lo sentono) anche quando la temperatura esterna é -7, consentendo alla compagna (freddolosa e stanca dopo una settimana di duro lavoro mentale tipico della donna in carriera) di riposarsi e dedicarsi ai propri hobbies, di qualunque natura essi siano.
3)Questo é il punto nodale. NON PARTICOLARMENTE ISTRUITO. Meraviglioso. Una persona lineare, che se c'é un problema non si perde nei meandri dei discorsi che inizia e che non sa finire, un uomo senza il filtro della cultura eccessiva, che non sia rincoglionito dagli schemi mentali che le sue ENORMI competenze in: ingegneria, architettura, medicina, ecc. gli hanno gentilmente conferito.
4)L'attivitá fisica, se derivante da una passione (e si presuppone che il nostro uomo sia un fruttivendolo APPASSIONATO), non stanca la mente. Almeno, non troppo. Questo permette all'individuo in questione di concentrare le sue attivitá cognitive la sera, quando deve avere a che fare con la sua compagna e i menzionati mocciosi. Avendo accanto un ingegnere, per esempio, ció non é possibile: l'ingegnere E' STANCO, ma a un livello di profonditá che il fruttivendolo se lo sogna. E meno male, dico io. L'ingegnere ha "ragionato" tutto il giorno, perció é del tutto legittimo che la sua corteccia pre-frontale venga cestinata appena varcata la soglia di casa. Sí, come no.
5)Le conversazioni superficiali lasciano il tempo che trovano, mantengono la mente allenata alle relazioni con altri esseri della propria specie, ma, quando caratterizzano tutta una giornata, risvegliano il desiderio di parlare anche d'altro, di approfondire. Ottimo, dal momento che la compagna in carriera, che a differenza dell'uomo in carriera (ingegnere, architetto, ecc.), ha SEMPRE voglia di parlare di sé, di quello che fa, dei bambini e di come crescono, e delle iniziative che la sua azienda promuove, e di quanto si senta realizzata e/o delusa, ecc., sará ben contenta di utilizzare il magico fruttivendolo come contenitore delle proprie esondazioni emotive.
Corollario: la teoria é applicabile anche a mestieri quali muratore, falegname, artigiano e cosí via.
Morale della favola: Se proprio vi serve un uomo, scegliete un fruttivendolo.
Se non vi serve, meglio cosí.
lunedì 29 novembre 2010
Neve.
Cancelli l'impronta
del mio desiderio.
L'avevo lasciata lí
perché la vedessi
e vi appoggiassi dentro
la tua.
Era una possibilitá.
del mio desiderio.
L'avevo lasciata lí
perché la vedessi
e vi appoggiassi dentro
la tua.
Era una possibilitá.
domenica 28 novembre 2010
Vita quotidiana.
Non ne posso piú di elucubrare su tutto.
Succede che siete per strada, per esempio, e vedete (voi e almeno altri trenta milioni di persone nel mondo nello stesso momento, quindi c'é poco da sentirsi speciali) un'immagine che vi colpisce "nel profondo", cosí si dice per amplificare il valore della cazzata che si sta per dire, giusto? Ecco.
Che poi si tratti di una foglia che cade da un albero (bella novitá, se sei a novembre), due innamorati abbracciati (e basta con sto romanticismo di quarta categoria, adesso vanno di moda i limoni in pubblico, vecchi! Aggiornatevi), un bambino che urla (e di solito vorresti sgozzare ma non sei sufficientemente coraggioso per farlo), un negozio chiuso o un topo di fogna che corre, poco importa.
Via col viaggio, nuovo film cult dopo "Via col vento".
E va a finire che ti ritrovi a scrivere mentre cammini, sí avete capito benissimo, MENTRE CAMMINI, per non perdere il succo del trip che ti stai facendo e il resto del mondo ti diagnostica una squilibrata di prim'ordine.
Prendiamo ieri.
Me ne tornavo bel bella verso casa, quando ho sentito una musica natalizia in lontananza. E tac! Come premio Nobel delle banalitá, a cosa ho pensato? Alla mia infanzia. Ragazzi, che fantasia. Ho pensato a quando la banda passava sotto casa, e tutti i musicisti erano vestiti da Babbi Natale, e io e mia sorella lanciavamo i soldi dal balcone (settimo piano, terrei a sottolineare). E non fate quelle facce, al Sud, da me, funzionava cosí. Ed era BELLO.
Invece no, tutta 'sta didascalia commovente l'ho costruita per poi sbattere il muso sulla neo-realtá che mi si é parata davanti: quattro senzatetto che cercavano di rimediare qualche spicciolo suonando un po'. Gente che non se lo puó permettere, il travestimento da Babbo Natale.
Quando la magia va a farsi fottere, perdonatemi la volgaritá.
Cercando, figlia ipocrita del mio tempo, di scacciare questi pensieri tristi da una mente giá debilitata, mi sono allora concentrata su altro.
Con effetti nefasti, ovviamente.
Mi sentivo particolarmente polemica, e ho iniziato a riflettere sull'espressione tanto usuale "vita quotidiana". Ma scusatemi tanto, che diamine di senso ha?! Esiste per caso una vita non quotidiana? Ci si ostina a usarlo, quest'accostamento, e spesso assume una connotazione di routine, noia, cose che si fanno sempre.
Bé, é un errore bell'e buono, secondo me.
Per quello che ne so io, la vita non é mai quotidiana, non ripete, come Paganini. E' per questo che la noia mi fa rabbia, é uno spreco di tempo auto-inflitto. Vabbé, mi sto perdendo come al solito nei meandri delle idiozie che scorrono in sovrimpressione sulla mia corteccia cerebrale.
Esistenzialismo da due soldi, lo definirei.
Quando, poi, il mio sentimentalismo sfrenato viene spento dalle demenziali scene alle quali assisto, in genere al bar, mi dico che devo essere proprio imbecille per lasciarmi ancora prendere dalle favolette che mi disegno in testa.
Stamattina stavo facendo colazione, e al tavolo accanto al mio era seduta la donna che credo sia il sogno dell'intera popolazione maschile del mio quartiere. Altissima, di colore, fisico da paura, capello fluente, sorriso perfetto e occhi di ebano, benvestita, gentile...e sposata. Dettagli, quando é sola.
Se ne stava tranquilla a bere il suo lattecaffé, e nessuno la disturbava, a parte qualche occhiata furtiva ogni tanto, cosí, per una breve scossa di piacere mattutino. Dopo poco lei si é alzata ed é andata al bancone a pagare.
APRITI CIELO (e inghiotti tutti i cascamorti, per favore).
Divertente, e anche un po' patetico, osservare il livello di rimbecillimento degli uomini quando hanno la possibilitá di scambiare due radiografie...scusate, due parole, con una bella signora. Le scuse per attaccare bottone diventano le piú svariate: dal digitale terrestre che io ce l'ho lei ce l'ha noi ce l'abbiamo ebbene ora che abbiamo fatto la conta che abbiamo concluso, al pizzetto del barista che "sí mio padre mi diceva che sembra una fila di formiche". Fammi un favore, taci, tu e quelli come te.
Anzi no, dimmi, piuttosto: come si fa a competere con una tale, lucida idiozia?
E qui, c'é chi dice STOP AL TELEVOTO, chi STOP ALLE TELEFONATE, chi, come me...
STOP AL DEGRADO.
Succede che siete per strada, per esempio, e vedete (voi e almeno altri trenta milioni di persone nel mondo nello stesso momento, quindi c'é poco da sentirsi speciali) un'immagine che vi colpisce "nel profondo", cosí si dice per amplificare il valore della cazzata che si sta per dire, giusto? Ecco.
Che poi si tratti di una foglia che cade da un albero (bella novitá, se sei a novembre), due innamorati abbracciati (e basta con sto romanticismo di quarta categoria, adesso vanno di moda i limoni in pubblico, vecchi! Aggiornatevi), un bambino che urla (e di solito vorresti sgozzare ma non sei sufficientemente coraggioso per farlo), un negozio chiuso o un topo di fogna che corre, poco importa.
Via col viaggio, nuovo film cult dopo "Via col vento".
E va a finire che ti ritrovi a scrivere mentre cammini, sí avete capito benissimo, MENTRE CAMMINI, per non perdere il succo del trip che ti stai facendo e il resto del mondo ti diagnostica una squilibrata di prim'ordine.
Prendiamo ieri.
Me ne tornavo bel bella verso casa, quando ho sentito una musica natalizia in lontananza. E tac! Come premio Nobel delle banalitá, a cosa ho pensato? Alla mia infanzia. Ragazzi, che fantasia. Ho pensato a quando la banda passava sotto casa, e tutti i musicisti erano vestiti da Babbi Natale, e io e mia sorella lanciavamo i soldi dal balcone (settimo piano, terrei a sottolineare). E non fate quelle facce, al Sud, da me, funzionava cosí. Ed era BELLO.
Invece no, tutta 'sta didascalia commovente l'ho costruita per poi sbattere il muso sulla neo-realtá che mi si é parata davanti: quattro senzatetto che cercavano di rimediare qualche spicciolo suonando un po'. Gente che non se lo puó permettere, il travestimento da Babbo Natale.
Quando la magia va a farsi fottere, perdonatemi la volgaritá.
Cercando, figlia ipocrita del mio tempo, di scacciare questi pensieri tristi da una mente giá debilitata, mi sono allora concentrata su altro.
Con effetti nefasti, ovviamente.
Mi sentivo particolarmente polemica, e ho iniziato a riflettere sull'espressione tanto usuale "vita quotidiana". Ma scusatemi tanto, che diamine di senso ha?! Esiste per caso una vita non quotidiana? Ci si ostina a usarlo, quest'accostamento, e spesso assume una connotazione di routine, noia, cose che si fanno sempre.
Bé, é un errore bell'e buono, secondo me.
Per quello che ne so io, la vita non é mai quotidiana, non ripete, come Paganini. E' per questo che la noia mi fa rabbia, é uno spreco di tempo auto-inflitto. Vabbé, mi sto perdendo come al solito nei meandri delle idiozie che scorrono in sovrimpressione sulla mia corteccia cerebrale.
Esistenzialismo da due soldi, lo definirei.
Quando, poi, il mio sentimentalismo sfrenato viene spento dalle demenziali scene alle quali assisto, in genere al bar, mi dico che devo essere proprio imbecille per lasciarmi ancora prendere dalle favolette che mi disegno in testa.
Stamattina stavo facendo colazione, e al tavolo accanto al mio era seduta la donna che credo sia il sogno dell'intera popolazione maschile del mio quartiere. Altissima, di colore, fisico da paura, capello fluente, sorriso perfetto e occhi di ebano, benvestita, gentile...e sposata. Dettagli, quando é sola.
Se ne stava tranquilla a bere il suo lattecaffé, e nessuno la disturbava, a parte qualche occhiata furtiva ogni tanto, cosí, per una breve scossa di piacere mattutino. Dopo poco lei si é alzata ed é andata al bancone a pagare.
APRITI CIELO (e inghiotti tutti i cascamorti, per favore).
Divertente, e anche un po' patetico, osservare il livello di rimbecillimento degli uomini quando hanno la possibilitá di scambiare due radiografie...scusate, due parole, con una bella signora. Le scuse per attaccare bottone diventano le piú svariate: dal digitale terrestre che io ce l'ho lei ce l'ha noi ce l'abbiamo ebbene ora che abbiamo fatto la conta che abbiamo concluso, al pizzetto del barista che "sí mio padre mi diceva che sembra una fila di formiche". Fammi un favore, taci, tu e quelli come te.
Anzi no, dimmi, piuttosto: come si fa a competere con una tale, lucida idiozia?
E qui, c'é chi dice STOP AL TELEVOTO, chi STOP ALLE TELEFONATE, chi, come me...
STOP AL DEGRADO.
mercoledì 24 novembre 2010
Esporsi allo sputtanamento.
Qualche giorno fa ho scritto, su Facebook, che non esiste grande differenza tra l'esporsi e lo sputtanarsi, in fondo.
Bene, é una cazzata.
Se recentemente mi sono esposta, adesso voglio sputtanarmi.
Lo faccio perché tanto c'é e ci sará sempre, nonostante i miei sforzi, il mio prendere le misure prima di agire, il pensare il ragionare il ponderare (orrore!), qualcuno per cui non saró mai ABBASTANZA:
-carina
-intelligente
-brillante
-simpatica
-sexy
-interessante
-affascinante
-sorridente
Oppure lo saró troppo, che non va bene lo stesso.
La veritá, comunque, é che ormai non me ne frega niente.
Io mi piaccio cosí come sono, con le mie imbranature esagerate, la mia insicurezza mascherata da sicurezza, il mio nascondermi dietro una buona proprietá di linguaggio e la mia sensazione di non essere mai nel posto giusto al momento giusto.
Quindi basta.
Tanto per cominciare, non ho una rotella che giri per il verso giusto, neanche per sbaglio.
E' come se dovessi gestire perennemente una gemella siamese con un carattere opposto a quello dell'altra.
Una si sente una gran paracula, un po' maschiaccio, sofisticata allo stesso tempo, un po' stronza, sarcastica, aggressiva e sicura del fatto suo e della sua indipendenza ostentata come cavallo di battaglia.
L'altra é una palla al piede, con tutto il rispetto.
Insicura, si sente piccola, indifesa, s'intristisce facilmente, passerebbe la vita a farsi coccolare. Esperta decennale in figure di merda, ne fa di continuo, lasciando alla sua gemella l'onere di rimediare, col risultato di mostrare al mondo una grave dissociazione mentale (non dimentichiamo che questi due personaggi sono riuniti in una persona sola, quindi che splendido effetto fará il passare dagli occhioni dolci alle risposte al fiele nel giro di un nanosecondo).
Una ragazza equilibrata, non so se mi spiego.
I rapporti interpersonali sono un gran casino, quasi piú di quelli intrapersonali accennati poc'anzi.
Intanto torno alla prima persona, altrimenti veramente non si capisce piú un beneamato.
Dunque, dicevo. Ho piú successo con le donne che con gli uomini. Le donne mi trovano entusiasmante a dir poco, mi elogiano spesso e volentieri, mi cercano, mi scelgono come punto di riferimento.
Le donne colgono il giusto dosaggio tra le due gemelle, e si prendono il buono di entrambe. Che vi assicuro, c'é, anche se magari non si vede subito.
Gli uomini...fondamentalmente mi mollano. Ammesso che si avvicinino, il che non é scontato.
Ultimamente un ragazzo mi ha detto, mentre aveva la fortuna di osservarmi in una fase in cui prevaleva senza dubbio la gemella stronza in versione amplificata: "Io proprio non riesco a immaginarlo un uomo per te. Dev'essere troppo cazzuto."
In effetti non guasterebbe, mio caro.
Eppure, quando nei paraggi c'é qualcuno che m'interessa, la gemella piattola&femminuccia domina, e succede che, in rapida sequenza, io sia in grado di:
-perdere la facoltá di deambulare, cadere dai tacchi (le rare volte che li indosso)
-dire la prima stronzata che mi passa per la testa dimostrando facoltá cognitive piuttosto ridotte
-immaginarmi brutta come una rana con l'acne e, in caso di complimento, rispondere con uno sconvolto:"ah sí?", diventando color arcobaleno e magari riuscendo anche a fare una smorfia orrenda, frutto marcio dell'incrocio tra un sorriso e un'espressione di disgusto
-iniziare a parlare come un'afasica, o in alternativa non capire un accidenti di quello che mi viene detto, e chiedere di ripetere sessantacinque volte al mio interlocutore
-sudare chediocelomanda
-atteggiarmi a fumatrice, quando in realtá fumo una sigaretta ogni tanto, col risultato che ogni volta mi gira la testa, e anche se non mi dispiace l'effetto, mi sento piú cretina di prima
-cedere il posto a Miss Hide, la gemella stronza, che in genere riprende il controllo mandando a fanculo se stessa, poi gli altri, ma sempre con innata classe, eh!
La situazione é drammatica, e non tanto perché spesso il mio atteggiamento manda in confusione, incuriosisce e allontana allo stesso tempo, quanto per il fatto che le persone che conosco fanno fatica a inquadrarmi. Sono un po' fuori dagli schemi, diciamo, e l'essere lunatica mette in crisi non solo gli altri, ma anche me stessa (una terza? No, per caritá), quella che vorrebbe categorizzarsi, mettersi in ordine e tranquillizzarsi.
Bé, sapete che vi dico?
Che mia nonna ha sempre avuto ragione (anche se é incazzata con me da due mesi e quindi dovrei fare un po' la sostenuta): lei dice
TUTTO A POSTO E NIENTE IN ORDINE.
E questo, sono io.
Bene, é una cazzata.
Se recentemente mi sono esposta, adesso voglio sputtanarmi.
Lo faccio perché tanto c'é e ci sará sempre, nonostante i miei sforzi, il mio prendere le misure prima di agire, il pensare il ragionare il ponderare (orrore!), qualcuno per cui non saró mai ABBASTANZA:
-carina
-intelligente
-brillante
-simpatica
-sexy
-interessante
-affascinante
-sorridente
Oppure lo saró troppo, che non va bene lo stesso.
La veritá, comunque, é che ormai non me ne frega niente.
Io mi piaccio cosí come sono, con le mie imbranature esagerate, la mia insicurezza mascherata da sicurezza, il mio nascondermi dietro una buona proprietá di linguaggio e la mia sensazione di non essere mai nel posto giusto al momento giusto.
Quindi basta.
Tanto per cominciare, non ho una rotella che giri per il verso giusto, neanche per sbaglio.
E' come se dovessi gestire perennemente una gemella siamese con un carattere opposto a quello dell'altra.
Una si sente una gran paracula, un po' maschiaccio, sofisticata allo stesso tempo, un po' stronza, sarcastica, aggressiva e sicura del fatto suo e della sua indipendenza ostentata come cavallo di battaglia.
L'altra é una palla al piede, con tutto il rispetto.
Insicura, si sente piccola, indifesa, s'intristisce facilmente, passerebbe la vita a farsi coccolare. Esperta decennale in figure di merda, ne fa di continuo, lasciando alla sua gemella l'onere di rimediare, col risultato di mostrare al mondo una grave dissociazione mentale (non dimentichiamo che questi due personaggi sono riuniti in una persona sola, quindi che splendido effetto fará il passare dagli occhioni dolci alle risposte al fiele nel giro di un nanosecondo).
Una ragazza equilibrata, non so se mi spiego.
I rapporti interpersonali sono un gran casino, quasi piú di quelli intrapersonali accennati poc'anzi.
Intanto torno alla prima persona, altrimenti veramente non si capisce piú un beneamato.
Dunque, dicevo. Ho piú successo con le donne che con gli uomini. Le donne mi trovano entusiasmante a dir poco, mi elogiano spesso e volentieri, mi cercano, mi scelgono come punto di riferimento.
Le donne colgono il giusto dosaggio tra le due gemelle, e si prendono il buono di entrambe. Che vi assicuro, c'é, anche se magari non si vede subito.
Gli uomini...fondamentalmente mi mollano. Ammesso che si avvicinino, il che non é scontato.
Ultimamente un ragazzo mi ha detto, mentre aveva la fortuna di osservarmi in una fase in cui prevaleva senza dubbio la gemella stronza in versione amplificata: "Io proprio non riesco a immaginarlo un uomo per te. Dev'essere troppo cazzuto."
In effetti non guasterebbe, mio caro.
Eppure, quando nei paraggi c'é qualcuno che m'interessa, la gemella piattola&femminuccia domina, e succede che, in rapida sequenza, io sia in grado di:
-perdere la facoltá di deambulare, cadere dai tacchi (le rare volte che li indosso)
-dire la prima stronzata che mi passa per la testa dimostrando facoltá cognitive piuttosto ridotte
-immaginarmi brutta come una rana con l'acne e, in caso di complimento, rispondere con uno sconvolto:"ah sí?", diventando color arcobaleno e magari riuscendo anche a fare una smorfia orrenda, frutto marcio dell'incrocio tra un sorriso e un'espressione di disgusto
-iniziare a parlare come un'afasica, o in alternativa non capire un accidenti di quello che mi viene detto, e chiedere di ripetere sessantacinque volte al mio interlocutore
-sudare chediocelomanda
-atteggiarmi a fumatrice, quando in realtá fumo una sigaretta ogni tanto, col risultato che ogni volta mi gira la testa, e anche se non mi dispiace l'effetto, mi sento piú cretina di prima
-cedere il posto a Miss Hide, la gemella stronza, che in genere riprende il controllo mandando a fanculo se stessa, poi gli altri, ma sempre con innata classe, eh!
La situazione é drammatica, e non tanto perché spesso il mio atteggiamento manda in confusione, incuriosisce e allontana allo stesso tempo, quanto per il fatto che le persone che conosco fanno fatica a inquadrarmi. Sono un po' fuori dagli schemi, diciamo, e l'essere lunatica mette in crisi non solo gli altri, ma anche me stessa (una terza? No, per caritá), quella che vorrebbe categorizzarsi, mettersi in ordine e tranquillizzarsi.
Bé, sapete che vi dico?
Che mia nonna ha sempre avuto ragione (anche se é incazzata con me da due mesi e quindi dovrei fare un po' la sostenuta): lei dice
TUTTO A POSTO E NIENTE IN ORDINE.
E questo, sono io.
lunedì 8 novembre 2010
Cosa importa.
Non m'interessa averti
anche meno
che tu abbia bisogno di me.
Preferisco
la certezza insolente
di essere entrata in te
un giorno, per caso
e sapere che l'idea di me
semplice, spoglia
inaspettatamente possa affiorare
mentre vivi la tua vita
per conto tuo
da me distante.
Il pensiero della mia persona
ti sará accanto
qualche volta
discreto e superfluo.
Presente,
sopra
tutto.
anche meno
che tu abbia bisogno di me.
Preferisco
la certezza insolente
di essere entrata in te
un giorno, per caso
e sapere che l'idea di me
semplice, spoglia
inaspettatamente possa affiorare
mentre vivi la tua vita
per conto tuo
da me distante.
Il pensiero della mia persona
ti sará accanto
qualche volta
discreto e superfluo.
Presente,
sopra
tutto.
sabato 6 novembre 2010
Dateci una lezione.
Ore 9:00.
Prima lezione della giornata.
Una classe di debosciati.
(Non é sempre stato cosí, comunque.
Il crollo della motivazione si é verificato in seguito a una serie di circostanze frustranti, che hanno fatto in modo che il Fronte Studentesco si coalizzasse per sabotare i soporiferi corsi.)
Il professore entra in aula con l'entusiasmo di un condannato alla forca, dice un fiacco "Buongiorno" e osserva i suoi spumeggianti studenti che, angosciati dalla prospettiva di una mattinata noiosa almeno quanto la messa cantata, entrano ed escono dalla classe fluttuando. Piú morti che vivi (zombies, praticamente), si aggirano tra la macchinetta del caffé, dalla quale sperano di ricevere una botta di energie che non arriverá mai, e i loro posti a sedere.
Poco dopo, la spiegazione ha inizio.
Se il prof. gridasse:"Al mio segnale, scatenate l'inferno!" probabilmente si creerebbe meno casino.
La prima fila, occupata da un paio di impavidi che la lezione l'ascoltano, o almeno ci provano, non si sa bene se per spirito di sacrificio o per reale interesse, viene ininterrottamente disturbata dalle seconda e terza fila, dove un gruppo di quattro/cinque squilibrate non trova di meglio da fare che lanciare improperi (a voce piuttosto udibile, tra l'altro) contro:
il sistema universitario
gli esimii professori, interessati unicamente al loro lauto stipendio
il corso di laurea che stanno frequentando
se stesse per aver fatto una scelta sbagliata
la crisi
i soldi
l'Italia
la politica
il futuro
il tirocinio non pagato
il lavoro che non c'é e forse non ci sará
fidanzati, genitori, cani gatti & affini
ecc ecc.
Le uniche occasioni in cui si zittiscono, sia loro che le retrovie (altrimenti chiamate "il mercato del pesce" per la confusione che vi regna sovrana), é quando diversi studenti portano con sé il pc.
"Salvati dal wireless".
Sembra il titolo di una puntata idiota di qualche telefilm altrettanto idiota.
Ad ogni modo, col computer alla mano é tutt'altra storia.
L'orribile, inutile lezione diventa a dir poco esaltante.
La seconda fila chatta su Facebook con gli occupanti delle ultime file, un gruppo di anarchico-insurrezionalisti della peggior specie, e un'atmosfera da cospirazione si diffonde.
Le parole del prof. vengono volutamente travisate e assumono significati sessuali, le retrovie commissionano pacche non proprio delicate ma amichevoli agli unici FOLLI che si ostinano a concentrarsi sulla lavagna luminosa, e nel frattempo vengono pubblicati video assurdi sulle bacheche del social network. Senza contare le risatine, che si sprecano e sono consapevolmente poco discrete.
Tutti diventano complici di una sommossa SUBLIMATORIA.
Quel che accade é la manifestazione di una compensazione un po' crudele delle frustrazioni subite negli ultimi anni a causa di un insieme di Adulti ET Professionisti, il cui cavallo di battaglia é l'OTTIMIZZAZIONE (e se la qualitá va a puttane, chissenefrega).
Ecco, a cosa serve la Psicologia (ahahah).
Prima lezione della giornata.
Una classe di debosciati.
(Non é sempre stato cosí, comunque.
Il crollo della motivazione si é verificato in seguito a una serie di circostanze frustranti, che hanno fatto in modo che il Fronte Studentesco si coalizzasse per sabotare i soporiferi corsi.)
Il professore entra in aula con l'entusiasmo di un condannato alla forca, dice un fiacco "Buongiorno" e osserva i suoi spumeggianti studenti che, angosciati dalla prospettiva di una mattinata noiosa almeno quanto la messa cantata, entrano ed escono dalla classe fluttuando. Piú morti che vivi (zombies, praticamente), si aggirano tra la macchinetta del caffé, dalla quale sperano di ricevere una botta di energie che non arriverá mai, e i loro posti a sedere.
Poco dopo, la spiegazione ha inizio.
Se il prof. gridasse:"Al mio segnale, scatenate l'inferno!" probabilmente si creerebbe meno casino.
La prima fila, occupata da un paio di impavidi che la lezione l'ascoltano, o almeno ci provano, non si sa bene se per spirito di sacrificio o per reale interesse, viene ininterrottamente disturbata dalle seconda e terza fila, dove un gruppo di quattro/cinque squilibrate non trova di meglio da fare che lanciare improperi (a voce piuttosto udibile, tra l'altro) contro:
il sistema universitario
gli esimii professori, interessati unicamente al loro lauto stipendio
il corso di laurea che stanno frequentando
se stesse per aver fatto una scelta sbagliata
la crisi
i soldi
l'Italia
la politica
il futuro
il tirocinio non pagato
il lavoro che non c'é e forse non ci sará
fidanzati, genitori, cani gatti & affini
ecc ecc.
Le uniche occasioni in cui si zittiscono, sia loro che le retrovie (altrimenti chiamate "il mercato del pesce" per la confusione che vi regna sovrana), é quando diversi studenti portano con sé il pc.
"Salvati dal wireless".
Sembra il titolo di una puntata idiota di qualche telefilm altrettanto idiota.
Ad ogni modo, col computer alla mano é tutt'altra storia.
L'orribile, inutile lezione diventa a dir poco esaltante.
La seconda fila chatta su Facebook con gli occupanti delle ultime file, un gruppo di anarchico-insurrezionalisti della peggior specie, e un'atmosfera da cospirazione si diffonde.
Le parole del prof. vengono volutamente travisate e assumono significati sessuali, le retrovie commissionano pacche non proprio delicate ma amichevoli agli unici FOLLI che si ostinano a concentrarsi sulla lavagna luminosa, e nel frattempo vengono pubblicati video assurdi sulle bacheche del social network. Senza contare le risatine, che si sprecano e sono consapevolmente poco discrete.
Tutti diventano complici di una sommossa SUBLIMATORIA.
Quel che accade é la manifestazione di una compensazione un po' crudele delle frustrazioni subite negli ultimi anni a causa di un insieme di Adulti ET Professionisti, il cui cavallo di battaglia é l'OTTIMIZZAZIONE (e se la qualitá va a puttane, chissenefrega).
Ecco, a cosa serve la Psicologia (ahahah).
Una Voce.

Mi sono chiesta spesso quale sia il meccanismo che regola l'entrata e l'uscita delle idee dalla mente.
Cosa succede quando un pensiero diventa fisso, si aggrappa ai tuoi neuroni e dirige le tue sinapsi, come un direttore d'orchestra che scelga di far suonare sempre la stessa sinfonia, senza sosta, ai suoi musicisti sempre piú confusi?
Questo non lo so, ma la melodia la conosco bene.
Una voce si é fatta spazio nella mia testa. Piú precisamente, é come se avesse subaffittato un enorme attico dentro il mio cervello, e vi si fosse installata portando con sé un contorno ricco, fatto di mobili, suppellettili e oggetti di ogni sorta.
Un'inquilina ingombrante, a momenti fastidiosa eppure adorabile.
Rinunciarvi non é possibile ormai, non rimane che cedervi, o resisterle.
E' una voce suadente, conosciuta per caso. Il suono che produce richiama immagini e desideri ben riconoscibili. Desideri che non desidero avere.Eppure son qua.
Parassiti delle certezze costruite negli ultimi tempi un po' per necessitá, un po' per convinzione.
Insomma, cazzate.
Cos'é, poi, una certezza?
...
Forse solo l'immagine di me, che ancora una volta scrivo di notte pensando a cosa (chi?) diventa ospite senza aver ricevuto l'invito.
(Buonanotte anche a te, mia bella Voce)
mercoledì 3 novembre 2010
Io, me e Cohen.

Cohen mi parla stasera
a voce bassa, insistente e calda
"avanti, avanti ancora,
fin dentro la tua immaginazione agonizzante".
Fossi in me
eviterei
ma in me
non sono mai
(veramente mi piace cosí)
E allora
navigazioni prolungate
dentro scenari irrealizzati irrealizzabili
realizzabili(?)
non lo sai
finché non ti capita
di aggredire un viso
quel viso
alla ricerca di un segnale
mentre diffondi
-ingombrante abat-jour emozionale-
un' inquietudine soffusa
unita a brevi compulsioni
piccoli riti di attesa
di cosa, poi
-giovane accattona d'illusioni-
cerchi un contatto
che dia ragione
all'agonia inutile
dei tuoi viaggi mentali.
Li hai forzati
e la logica anche stavolta
sí
-tanto per cambiare-
l'hai allontanata
dove andremo a finire
No mia cara
dove andrai
io
se non ti spiace
stavolta me ne lavo le mani.
lunedì 11 ottobre 2010
Drink up baby, stay up all night.
Pensare lucidamente
nella musica
nella gente
pensi che dev'essere curioso
il personaggio che interpreti
un po' bohemien, un po' stronzo.
Li osservi tutti dall'alto
di un bancone da bar
il trono dell'alcolizzato
e tu cosa sei
ubriaca sempre di tutto
di alcool mai.
Langue il tuo unico rhum cooler
nel bicchiere sempre mezzo pieno
é proprio il caso di dirlo
pende dalle tue labbra.
Intorno
movimenti rocamboleschi e precisi
follie da bar
dove si toglie il tappo ai pensieri
non solo alle bottiglie.
nella musica
nella gente
pensi che dev'essere curioso
il personaggio che interpreti
un po' bohemien, un po' stronzo.
Li osservi tutti dall'alto
di un bancone da bar
il trono dell'alcolizzato
e tu cosa sei
ubriaca sempre di tutto
di alcool mai.
Langue il tuo unico rhum cooler
nel bicchiere sempre mezzo pieno
é proprio il caso di dirlo
pende dalle tue labbra.
Intorno
movimenti rocamboleschi e precisi
follie da bar
dove si toglie il tappo ai pensieri
non solo alle bottiglie.
sabato 2 ottobre 2010
Autunno
Congiunzioni oblique
di tempo e spazio
infinitesimali fuggitive accelerazioni
di battito
cerebrale
integrale e sfacciato
come il nudo che attendo
nel mio letto.
Riuscire a spogliarlo
del pudore
saluto coraggioso alla Natura
dei sensi miei
divenuti suoi
puó darsi.
L'incontro tattile
esiste attrito dolce
e una carezza fa scintille.
Il calore di una mano
fa il resto
di una notte autunnale
sola e un po' stordita
sono io
precipitata dentro un sorriso
par hasard
o forse no
me la sono cercata.
di tempo e spazio
infinitesimali fuggitive accelerazioni
di battito
cerebrale
integrale e sfacciato
come il nudo che attendo
nel mio letto.
Riuscire a spogliarlo
del pudore
saluto coraggioso alla Natura
dei sensi miei
divenuti suoi
puó darsi.
L'incontro tattile
esiste attrito dolce
e una carezza fa scintille.
Il calore di una mano
fa il resto
di una notte autunnale
sola e un po' stordita
sono io
precipitata dentro un sorriso
par hasard
o forse no
me la sono cercata.
mercoledì 29 settembre 2010
Les enfants terribles
Ci sono tanti tipi di risvegli.
Apri gli occhi, anzi neanche li apri, semplicemente allunghi il braccio e trovi qualcuno, o qualcosa.
Un gatto un uomo tua sorella un'amica un amico un vuoto. Magari tutte queste cose insieme. In quel caso non hai bisogno di cercare, la scomoditá dei dieci cm che occupi é giá un valido informatore.
Per quanto mi riguarda, dormire con mia sorella é sufficiente per rischiare di crollare giú inesorabilmente ogni cinque minuti, perché lei si muove continuamente, nuota nel letto, e fra calci, gomitate e posizioni assurde ti sembra di essere a un concerto, sul parterre.
A volte nel letto trovi chi non vorresti trovare, a volte non hai neanche bisogno di stendere il braccio, sai giá cosa o chi c'é, o chi vorresti che ci fosse e invece non c'é.
Altre volte sei ben contento di startene da solo, a rotolarti come un involtino nel sugo caldo delle coperte invernali, apprezzando una solitudine genuina, che non é solitudine, é spazio che ti sei concesso.
Io dico che i risvegli sono importanti.
I momenti prima di dormire, comunque, lo sono di piú.
Ieri sera é stata una risata continua, da crampi allo stomaco e alla mandibola.
L'affinitá tra le persone é un'alchimia misteriosa, quando c'é sembra che tutto combaci perfettamente, e l'eco emotiva che ne deriva diventa altisonante, ti svuota la mente. Stai bene e basta.
Ho una nuova amica, una grande nuova amica. E' francese, parla poco italiano, l'ho conosciuta per caso e al momento siamo inseparabili. L'ho soprannominata CaraCaró, si chiama Caroline. E' una compagna di giochi, di cazzate, di cori psuedo-francesi o pseudo-italiani per le strade di Bologna, di discorsi impegnati e di pensieri da enfants terribles.
Spiegare cosa sia un'amica non é facile, mantenerla ancora meno, ma quando la trovi la riconosci, e di questo ne sono sicura.
Le ho prestato un libro in italiano, un libro dalla scrittura piuttosto semplice, ma che ho apprezzato molto. "Il giorno in piú" di Fabio Volo. Stanotte ne stava leggendo qualche pagina, e quando non capiva mi chiedeva cosa significasse questo o quello.
Complici lo spritz e il cicchetto che sono stata liberamente costretta a bere dal barista "di fiducia", se cosí si puó chiamare un individuo che tenta (con scarso successo, in ogni caso) di alcolizzarti, non ne azzeccavo una. Pensandoci, probabilmente sarebbe stato lo stesso anche senza spritz e cicchetto, fatto sta che di sicuro non hanno aiutato.
"Apro la finestra. Non fa molto freddo, ma mi porto ugualmente un maglioncino." Questa la frase del libro incriminata.
CaraCaró mi ha chiesto: "Cosa significa 'mallioncino'??" (sí, mallioncino, l'ha detto cosí), e io le ho detto tranquillamente: "Poule" (pronunciando "pul").
A quel punto lei ha sgranato gli occhi e con aria incredula ha quasi urlato:"Pul?!?!?"
Ecco come risultava, grazie alla mia traduzione, la frase che stava leggendo:
"Apro la finestra. Non fa molto freddo, ma mi porto ugualmente un POLLO." Eh certo, chi non porta con sé un bel pollo per riscaldarsi. Magari allo spiedo, con due patatine di contorno.
Dopo un quarto d'ora di risate, si é capito come fossi riuscita a fare un tantinello di confusione, pronunciando "pul" invece che "piul" (ovvero "pull", pullover, mallioncino o maglioncino, che dir si voglia).
L'infelice quale sono ha continuato a prendere a cazzotti il francese poco dopo.
Caró ha commesso il grave errore di domandarmi il significato di "bagnato", per la frase: "La cosa peggiore con questo metodo é che se un giorno sudi quegli indumenti rilasciano un odore tremendo. Di cane bagnato."
Con non-chalance le ho risposto, pronta:"mué!" (mouet).
Stavolta peró non si é fatta fregare, mi ha guardato con aria canzonatoria (giustamente, oserei dire) e mi ha detto: "muet?? un chien qui ne parle pas??" (Muto?? Un cane che non parla?!?!)
Ora, se conoscete l'odore di cane MUTO, e se quest'odore somiglia all'odore di umido, fatemelo sapere per favore. Potrei recuperare un minimo della mia reputazione.
Insomma, la parola che avrei dovuto pronunciare é "muié" (mouillé=bagnato), non "mué" (muet=muto).
Una serata faticosa, un'esplosione di risa inarrestabile, e la soddisfazione di addormentarsi felici come due pupette.
Come ha detto qualcuno "Les beaux esprits se rencontrent."
Apri gli occhi, anzi neanche li apri, semplicemente allunghi il braccio e trovi qualcuno, o qualcosa.
Un gatto un uomo tua sorella un'amica un amico un vuoto. Magari tutte queste cose insieme. In quel caso non hai bisogno di cercare, la scomoditá dei dieci cm che occupi é giá un valido informatore.
Per quanto mi riguarda, dormire con mia sorella é sufficiente per rischiare di crollare giú inesorabilmente ogni cinque minuti, perché lei si muove continuamente, nuota nel letto, e fra calci, gomitate e posizioni assurde ti sembra di essere a un concerto, sul parterre.
A volte nel letto trovi chi non vorresti trovare, a volte non hai neanche bisogno di stendere il braccio, sai giá cosa o chi c'é, o chi vorresti che ci fosse e invece non c'é.
Altre volte sei ben contento di startene da solo, a rotolarti come un involtino nel sugo caldo delle coperte invernali, apprezzando una solitudine genuina, che non é solitudine, é spazio che ti sei concesso.
Io dico che i risvegli sono importanti.
I momenti prima di dormire, comunque, lo sono di piú.
Ieri sera é stata una risata continua, da crampi allo stomaco e alla mandibola.
L'affinitá tra le persone é un'alchimia misteriosa, quando c'é sembra che tutto combaci perfettamente, e l'eco emotiva che ne deriva diventa altisonante, ti svuota la mente. Stai bene e basta.
Ho una nuova amica, una grande nuova amica. E' francese, parla poco italiano, l'ho conosciuta per caso e al momento siamo inseparabili. L'ho soprannominata CaraCaró, si chiama Caroline. E' una compagna di giochi, di cazzate, di cori psuedo-francesi o pseudo-italiani per le strade di Bologna, di discorsi impegnati e di pensieri da enfants terribles.
Spiegare cosa sia un'amica non é facile, mantenerla ancora meno, ma quando la trovi la riconosci, e di questo ne sono sicura.
Le ho prestato un libro in italiano, un libro dalla scrittura piuttosto semplice, ma che ho apprezzato molto. "Il giorno in piú" di Fabio Volo. Stanotte ne stava leggendo qualche pagina, e quando non capiva mi chiedeva cosa significasse questo o quello.
Complici lo spritz e il cicchetto che sono stata liberamente costretta a bere dal barista "di fiducia", se cosí si puó chiamare un individuo che tenta (con scarso successo, in ogni caso) di alcolizzarti, non ne azzeccavo una. Pensandoci, probabilmente sarebbe stato lo stesso anche senza spritz e cicchetto, fatto sta che di sicuro non hanno aiutato.
"Apro la finestra. Non fa molto freddo, ma mi porto ugualmente un maglioncino." Questa la frase del libro incriminata.
CaraCaró mi ha chiesto: "Cosa significa 'mallioncino'??" (sí, mallioncino, l'ha detto cosí), e io le ho detto tranquillamente: "Poule" (pronunciando "pul").
A quel punto lei ha sgranato gli occhi e con aria incredula ha quasi urlato:"Pul?!?!?"
Ecco come risultava, grazie alla mia traduzione, la frase che stava leggendo:
"Apro la finestra. Non fa molto freddo, ma mi porto ugualmente un POLLO." Eh certo, chi non porta con sé un bel pollo per riscaldarsi. Magari allo spiedo, con due patatine di contorno.
Dopo un quarto d'ora di risate, si é capito come fossi riuscita a fare un tantinello di confusione, pronunciando "pul" invece che "piul" (ovvero "pull", pullover, mallioncino o maglioncino, che dir si voglia).
L'infelice quale sono ha continuato a prendere a cazzotti il francese poco dopo.
Caró ha commesso il grave errore di domandarmi il significato di "bagnato", per la frase: "La cosa peggiore con questo metodo é che se un giorno sudi quegli indumenti rilasciano un odore tremendo. Di cane bagnato."
Con non-chalance le ho risposto, pronta:"mué!" (mouet).
Stavolta peró non si é fatta fregare, mi ha guardato con aria canzonatoria (giustamente, oserei dire) e mi ha detto: "muet?? un chien qui ne parle pas??" (Muto?? Un cane che non parla?!?!)
Ora, se conoscete l'odore di cane MUTO, e se quest'odore somiglia all'odore di umido, fatemelo sapere per favore. Potrei recuperare un minimo della mia reputazione.
Insomma, la parola che avrei dovuto pronunciare é "muié" (mouillé=bagnato), non "mué" (muet=muto).
Una serata faticosa, un'esplosione di risa inarrestabile, e la soddisfazione di addormentarsi felici come due pupette.
Come ha detto qualcuno "Les beaux esprits se rencontrent."
lunedì 27 settembre 2010
La mia (anti)nonna.
Mia nonna é una persona straordinaria, e su questo non ci sono dubbi.
L'adoro per milioni di motivi diversi, uno di questi é il suo modo di essere l'Anti-Nonna per eccellenza, diversa dalle vecchiette tradizionali, dolci, accomodanti e amanti della cucina.
Mia nonna detesta cucinare, le sue polpette sono grandi come uova, perché cosí dice che ci mette meno a farle, e "invece di mangiarne sei ne mangi tre" (non fa una piega, e comunque sono buonissime), é sarcastica e tagliente come pochi, a volte decisamente acida (da qualcuno avró pur preso), estremamente simpatica, e dolce a modo suo.
So che ama me e mia sorella al di lá di ogni immaginazione, e conosco i sacrifici che ha sempre fatto e continua a fare per noi.
Ma come sa farmi innervosire lei, nessuno.
Ultimamente ce l'ha con me.
Il motivo? Il mio terzo tatuaggio, che tra l'altro non ha neanche visto. Mia madre, genio incontrastato del male, le ha gentilmente comunicato la lieta novella, e il risultato é stato un caloroso invito a non presentarmi alla sua porta qualora decidessi di passare da Taranto.
In realtá, le sue precise parole sono state:"Quando vieni te ne vai direttamente a casa tua, piccé ije no t vogghie vdé!". Grazie.
Ad ogni modo, non sono preoccupata. Mia nonna é una che si fa scivolare le cose addosso facilmente. Sí. Un paio di giorni fa (una settimana dopo aver fatto il tatuaggio) le ho telefonato. Brillante conversazione, durata ben 15 secondi.
Anche stasera l'ho chiamata.
"ciao nonna"
"m...ciao"
(splendido inizio)
"ehm...come stai?"
"bene tutto bene."
"ah, sei andata in chiesa oggi?"
"no."
(pensapensapensa cosa posso chiederle adesso?!)
"...ho capito."
"..."
"..."
"ehm...va bene..."
"ciao."
click.
Ottimo. 32 secondi, contando anche le pause alla Celentano. Si migliora.
Insomma, chi si accontenta gode.
Io nel frattempo cerco di dominare il folle impulso di scagliare il cordless contro il muro.
L'adoro per milioni di motivi diversi, uno di questi é il suo modo di essere l'Anti-Nonna per eccellenza, diversa dalle vecchiette tradizionali, dolci, accomodanti e amanti della cucina.
Mia nonna detesta cucinare, le sue polpette sono grandi come uova, perché cosí dice che ci mette meno a farle, e "invece di mangiarne sei ne mangi tre" (non fa una piega, e comunque sono buonissime), é sarcastica e tagliente come pochi, a volte decisamente acida (da qualcuno avró pur preso), estremamente simpatica, e dolce a modo suo.
So che ama me e mia sorella al di lá di ogni immaginazione, e conosco i sacrifici che ha sempre fatto e continua a fare per noi.
Ma come sa farmi innervosire lei, nessuno.
Ultimamente ce l'ha con me.
Il motivo? Il mio terzo tatuaggio, che tra l'altro non ha neanche visto. Mia madre, genio incontrastato del male, le ha gentilmente comunicato la lieta novella, e il risultato é stato un caloroso invito a non presentarmi alla sua porta qualora decidessi di passare da Taranto.
In realtá, le sue precise parole sono state:"Quando vieni te ne vai direttamente a casa tua, piccé ije no t vogghie vdé!". Grazie.
Ad ogni modo, non sono preoccupata. Mia nonna é una che si fa scivolare le cose addosso facilmente. Sí. Un paio di giorni fa (una settimana dopo aver fatto il tatuaggio) le ho telefonato. Brillante conversazione, durata ben 15 secondi.
Anche stasera l'ho chiamata.
"ciao nonna"
"m...ciao"
(splendido inizio)
"ehm...come stai?"
"bene tutto bene."
"ah, sei andata in chiesa oggi?"
"no."
(pensapensapensa cosa posso chiederle adesso?!)
"...ho capito."
"..."
"..."
"ehm...va bene..."
"ciao."
click.
Ottimo. 32 secondi, contando anche le pause alla Celentano. Si migliora.
Insomma, chi si accontenta gode.
Io nel frattempo cerco di dominare il folle impulso di scagliare il cordless contro il muro.
mercoledì 8 settembre 2010
Il Paese degli ombrelloni volanti.
Mia sorella lo chiama
il Paese degli ombrelloni volanti
Il mondo lo chiama Portogallo
io dico
ha ragione lei.
In quel luogo
la luce é luminosa
proprio cosí,
l'azzurro t'imprigiona
il vento ti sprigiona
tutto volteggia
lettini asciugamani ombrelloni
perfino
i tuoi pensieri
si lasciano portare
e tu
che fai
li lasci andare.
il Paese degli ombrelloni volanti
Il mondo lo chiama Portogallo
io dico
ha ragione lei.
In quel luogo
la luce é luminosa
proprio cosí,
l'azzurro t'imprigiona
il vento ti sprigiona
tutto volteggia
lettini asciugamani ombrelloni
perfino
i tuoi pensieri
si lasciano portare
e tu
che fai
li lasci andare.
mercoledì 25 agosto 2010
Douro shit Valley
La mia famiglia é un fumetto. Gli amici dei miei anche.
Un paio di settimane fa siamo partiti, in nove, per il Nord del Portogallo, alla scoperta del fiume Douro.
La presenza di bambini é stata caldamente evitata, all'unanimitá e con sommo piacere di tutti, cosí le piú giovani eravamo io e mia sorella.
Siamo arrivati sul posto il venerdí pomeriggio. L'alloggio incantevole, un'antica villa portoghese restaurata e impreziosita dalla location, altrettanto splendida. Colline ricolme di vigneti, il fiume silenzioso nel mezzo. Questa la vista di cui ci siamo ubriacati per tre giorni.
Ma si sa, non si vive di sola poesia. Tutt'altro.
Per la giornata di sabato il programma prevedeva la bellissima e LUNGHISSIMA crociera sul fiume. Partenza in taxi dall'hotel per raggiungere l'imbarco: ore 7.45.
L'essere umano é, inutile raccontarsi balle, triviale. I bisogni primari monopolizzano il suo pensiero. Se cosí non fosse, non si chiamerebbero "primari".
Per la serie: per vincere il Nobel c'é sempre tempo, ma la cacca devi farla tutti i giorni.
Ecco.
A colazione le prime, falsamente innocue avvisaglie.
Tavola rotonda, discorso prevalente: il gabinetto. La sveglia antelucana aveva gettato tutti nella preoccupazione, dovuta a un senso di "non risolto", di "faccenda in sospeso".
"Ah io in genere dopo mangiato devo correre in bagno, ma oggi mi sa che non ne avró il tempo".
"Sí se non ci vado poi mi sento scombussolato tutto il giorno".
"Io mi sono svegliata alle sei, cosí sono riuscita ad andarci con calma".
"Vado fuori, provo a fumare una sigaretta, di solito dopo il caffé funziona".
E cosí via.
Inutile dire che alla fine NESSUNO abbia portato a termine l'arduo compito.
Durante la crociera, non so bene se per tenerci impegnati o per qualche altro oscuro motivo, non hanno fatto altro che servirci da mangiare.
Colazione (bis per noi, visto che avevamo giá fatto il pieno in hotel), aperitivo, pranzo, merenda merendina merendetta merendona. Burp.
Satolli come foie gras, alla fine del viaggio siamo scesi dalla barca ondeggiando, stremati da cibo, sole e vento. Se ci avessero frullato, il risultato sarebbe stato lo stesso.
Tornati in hotel, dopo la doccia e un po' di relax, a cosa ci siamo dedicati?
Chiaramente alla cena.
Crampi alla mandibola, per eccessiva attivitá di masticazione. Il peggio é arrivato dopo.
I dialoghi si sono concentrati sugli aggiornamenti dalle varie casas de banho.
"Niente io non ce l'ho fatta neanche stasera" (furia francese, ritirata spagnola, anche in Portogallo)
"Io sí ma non alla perfezione, mi sento gonfia" (meglio feriti e non morti)
"Io non ci ho neanche provato" (la voce della disfatta)
"Ragazzi, se volete io ho le mie pillolette, sono vegetali, vado a prenderle e domattina sarete a posto" (a mali estremi, estremi rimedi)
Io, mia madre e mia sorella abbiamo accettato la "soluzione finale".
La notte é trascorsa tranquilla.
Al mattino, dopo un velocissimo passaparola si é appreso che piú o meno tutti (anche chi non aveva preso le famose pillole) erano dovuti correre in bagno, piú e piú volte.
Sul terrazzo dell'hotel, tra una seduta e l'altra si teneva la contabilitá.
"Io sono andata giá due volte".
"Io tre, e ho ancora maldipancia".
"Io sto bene, ci sono andata solo stamattina, una volta" e due minuti dopo "Scusate ragazzi, non so cos'é successo, forse parlandone si é smosso qualcosa, devo assentarmi per una riunione importante".
Discorsi di una certa levatura.
Per non parlare della ricerca sfrenata dei motivi del cagotto generale.
Troppo sole troppo vento troppo freddo troppo cibo troppe bevande gelate troppa stanchezza.
Troppe chiacchiere.
Intanto io me la tiravo alla grande, quasi vantandomi di non aver avuto alcun problema nonostante i lassativi. Brava la scema.
Ovviamente dieci minuti prima della partenza, GRUMBLE-GRUMBLE, strani movimenti.
Fiduciosa nelle mie capacitá di tenere la situazione sotto controllo, siamo ripartiti per tornare a Lisbona, quasi tutti piú leggeri e un po' disidratati.
Mia sorella, taglia 38, di profilo praticamente sembrava un foglio di carta velina.
Vabbé.
Tappa a Lamego, cittadina a una quarantina di km da dove eravamo.
Grazieadio mia madre é un'appassionata di matrimoni (non suoi, degli altri), cosí ci siamo fermati sul posto piú del previsto perché lei assistesse all'uscita degli sposi dalla cattedrale (ha anche lanciato il riso, nonostante non c'entrasse NIENTE.
Prezzemolo in ogni minestra, vecchio detto sempreverde)e io ho avuto l'imperdibile possibilitá di visitare il bagno del bar vicino, superando finalmente la mia resistenza nei confronti dei gabinetti pubblici.
In tutta onestá, non so quanto sia da imputare alle pillole e quanto agli orribili vestiti portoghesi da festa.
L'importante, comunque, é che ci sia stato il lieto fine: "vissero felici e contenti" non solo gli sposi, anche noi (c'era chi temeva che decorassi la tappezzeria dell'auto. Malfidati.).
Un po' meno felici i proprietari del bar.
Il viaggio di ritorno ha potuto quindi svolgersi senza problemi, con grande sollievo di tutti.
POST SCRIPTUM:
In molti pensano che, superati i sedici anni, andare in viaggio con i propri genitori e i loro amici non sia il massimo.
Niente di piú sbagliato, per diversi motivi:
1)di solito si viaggia piú comodi (sia io che Marina abbiamo sfruttato la distanza CasCais-Piñhao-all'incirca quattro ore-per dormire sprofondate nei sedili posteriori delle auto. Come due neonati. Bavetta alla bocca compresa. Per non parlare della camera doppia con bagno e vista sul fiume.)
2)c'é sempre chi decide al tuo posto dove andare e cosa fare (trattandosi di persone con una certa esperienza, quasi sempre si va sul sicuro, e tu "ragazzina/o" puoi limitare al minimo i tuoi sforzi cognitivi e lasciarti coccolare come un bruco nel bozzolo.)
3)difficile che ci siano problemi di convivenza (gli adulti tendenzialmente badano ai fatti loro, tu ventenne rappresenti un simpatico surplus con cui scambiare quattro chiacchiere o di cui tutt'al piú ridere-soprattutto se te la stai facendo addosso nei momenti meno opportuni-e non devi dividere la stanza o l'appartamento con altri diciotto amici scalmanati in piena frenesia isterica da vacanza estiva.)
4)impari un sacco (per esempio, che le mogli prendono aria dai mariti riunendosi con altre mogli e sciorinando argomenti svariati, il piú delle volte esilaranti, sfoggiando grande sarcasmo e battute al vetriolo, provando un malcelato piacere nel dirigere i loro divertenti attacchi ai rispettivi mariti. Gli uomini, invece, bivaccano tra loro parlando soprattutto di quant'é duro e stressante il loro lavoro, ma cavolo quant'é figo, oppure di sport, viaggi, esperienze e loro da ragazzi ma quante ne facevano. In questo modo intessono certosinamente la trama sottile del loro smisurato ego di maschietti alfa. Da queste strategiche, intelligenti e naturali separazioni di genere derivano probabilmente la tranquillitá e la piacevolezza delle ore passate tutti insieme.)
5)se hai, come me, una sorella che di solito impiega due ore per prepararsi a uscire, ti accorgerai di come magicamente si trasformi e sia capace di essere pronta in venti minuti, quando non é contemplata la possibilitá che qualcuno dei suoi amici la veda con un capello fuori posto.
Un paio di settimane fa siamo partiti, in nove, per il Nord del Portogallo, alla scoperta del fiume Douro.
La presenza di bambini é stata caldamente evitata, all'unanimitá e con sommo piacere di tutti, cosí le piú giovani eravamo io e mia sorella.
Siamo arrivati sul posto il venerdí pomeriggio. L'alloggio incantevole, un'antica villa portoghese restaurata e impreziosita dalla location, altrettanto splendida. Colline ricolme di vigneti, il fiume silenzioso nel mezzo. Questa la vista di cui ci siamo ubriacati per tre giorni.
Ma si sa, non si vive di sola poesia. Tutt'altro.
Per la giornata di sabato il programma prevedeva la bellissima e LUNGHISSIMA crociera sul fiume. Partenza in taxi dall'hotel per raggiungere l'imbarco: ore 7.45.
L'essere umano é, inutile raccontarsi balle, triviale. I bisogni primari monopolizzano il suo pensiero. Se cosí non fosse, non si chiamerebbero "primari".
Per la serie: per vincere il Nobel c'é sempre tempo, ma la cacca devi farla tutti i giorni.
Ecco.
A colazione le prime, falsamente innocue avvisaglie.
Tavola rotonda, discorso prevalente: il gabinetto. La sveglia antelucana aveva gettato tutti nella preoccupazione, dovuta a un senso di "non risolto", di "faccenda in sospeso".
"Ah io in genere dopo mangiato devo correre in bagno, ma oggi mi sa che non ne avró il tempo".
"Sí se non ci vado poi mi sento scombussolato tutto il giorno".
"Io mi sono svegliata alle sei, cosí sono riuscita ad andarci con calma".
"Vado fuori, provo a fumare una sigaretta, di solito dopo il caffé funziona".
E cosí via.
Inutile dire che alla fine NESSUNO abbia portato a termine l'arduo compito.
Durante la crociera, non so bene se per tenerci impegnati o per qualche altro oscuro motivo, non hanno fatto altro che servirci da mangiare.
Colazione (bis per noi, visto che avevamo giá fatto il pieno in hotel), aperitivo, pranzo, merenda merendina merendetta merendona. Burp.
Satolli come foie gras, alla fine del viaggio siamo scesi dalla barca ondeggiando, stremati da cibo, sole e vento. Se ci avessero frullato, il risultato sarebbe stato lo stesso.
Tornati in hotel, dopo la doccia e un po' di relax, a cosa ci siamo dedicati?
Chiaramente alla cena.
Crampi alla mandibola, per eccessiva attivitá di masticazione. Il peggio é arrivato dopo.
I dialoghi si sono concentrati sugli aggiornamenti dalle varie casas de banho.
"Niente io non ce l'ho fatta neanche stasera" (furia francese, ritirata spagnola, anche in Portogallo)
"Io sí ma non alla perfezione, mi sento gonfia" (meglio feriti e non morti)
"Io non ci ho neanche provato" (la voce della disfatta)
"Ragazzi, se volete io ho le mie pillolette, sono vegetali, vado a prenderle e domattina sarete a posto" (a mali estremi, estremi rimedi)
Io, mia madre e mia sorella abbiamo accettato la "soluzione finale".
La notte é trascorsa tranquilla.
Al mattino, dopo un velocissimo passaparola si é appreso che piú o meno tutti (anche chi non aveva preso le famose pillole) erano dovuti correre in bagno, piú e piú volte.
Sul terrazzo dell'hotel, tra una seduta e l'altra si teneva la contabilitá.
"Io sono andata giá due volte".
"Io tre, e ho ancora maldipancia".
"Io sto bene, ci sono andata solo stamattina, una volta" e due minuti dopo "Scusate ragazzi, non so cos'é successo, forse parlandone si é smosso qualcosa, devo assentarmi per una riunione importante".
Discorsi di una certa levatura.
Per non parlare della ricerca sfrenata dei motivi del cagotto generale.
Troppo sole troppo vento troppo freddo troppo cibo troppe bevande gelate troppa stanchezza.
Troppe chiacchiere.
Intanto io me la tiravo alla grande, quasi vantandomi di non aver avuto alcun problema nonostante i lassativi. Brava la scema.
Ovviamente dieci minuti prima della partenza, GRUMBLE-GRUMBLE, strani movimenti.
Fiduciosa nelle mie capacitá di tenere la situazione sotto controllo, siamo ripartiti per tornare a Lisbona, quasi tutti piú leggeri e un po' disidratati.
Mia sorella, taglia 38, di profilo praticamente sembrava un foglio di carta velina.
Vabbé.
Tappa a Lamego, cittadina a una quarantina di km da dove eravamo.
Grazieadio mia madre é un'appassionata di matrimoni (non suoi, degli altri), cosí ci siamo fermati sul posto piú del previsto perché lei assistesse all'uscita degli sposi dalla cattedrale (ha anche lanciato il riso, nonostante non c'entrasse NIENTE.
Prezzemolo in ogni minestra, vecchio detto sempreverde)e io ho avuto l'imperdibile possibilitá di visitare il bagno del bar vicino, superando finalmente la mia resistenza nei confronti dei gabinetti pubblici.
In tutta onestá, non so quanto sia da imputare alle pillole e quanto agli orribili vestiti portoghesi da festa.
L'importante, comunque, é che ci sia stato il lieto fine: "vissero felici e contenti" non solo gli sposi, anche noi (c'era chi temeva che decorassi la tappezzeria dell'auto. Malfidati.).
Un po' meno felici i proprietari del bar.
Il viaggio di ritorno ha potuto quindi svolgersi senza problemi, con grande sollievo di tutti.
POST SCRIPTUM:
In molti pensano che, superati i sedici anni, andare in viaggio con i propri genitori e i loro amici non sia il massimo.
Niente di piú sbagliato, per diversi motivi:
1)di solito si viaggia piú comodi (sia io che Marina abbiamo sfruttato la distanza CasCais-Piñhao-all'incirca quattro ore-per dormire sprofondate nei sedili posteriori delle auto. Come due neonati. Bavetta alla bocca compresa. Per non parlare della camera doppia con bagno e vista sul fiume.)
2)c'é sempre chi decide al tuo posto dove andare e cosa fare (trattandosi di persone con una certa esperienza, quasi sempre si va sul sicuro, e tu "ragazzina/o" puoi limitare al minimo i tuoi sforzi cognitivi e lasciarti coccolare come un bruco nel bozzolo.)
3)difficile che ci siano problemi di convivenza (gli adulti tendenzialmente badano ai fatti loro, tu ventenne rappresenti un simpatico surplus con cui scambiare quattro chiacchiere o di cui tutt'al piú ridere-soprattutto se te la stai facendo addosso nei momenti meno opportuni-e non devi dividere la stanza o l'appartamento con altri diciotto amici scalmanati in piena frenesia isterica da vacanza estiva.)
4)impari un sacco (per esempio, che le mogli prendono aria dai mariti riunendosi con altre mogli e sciorinando argomenti svariati, il piú delle volte esilaranti, sfoggiando grande sarcasmo e battute al vetriolo, provando un malcelato piacere nel dirigere i loro divertenti attacchi ai rispettivi mariti. Gli uomini, invece, bivaccano tra loro parlando soprattutto di quant'é duro e stressante il loro lavoro, ma cavolo quant'é figo, oppure di sport, viaggi, esperienze e loro da ragazzi ma quante ne facevano. In questo modo intessono certosinamente la trama sottile del loro smisurato ego di maschietti alfa. Da queste strategiche, intelligenti e naturali separazioni di genere derivano probabilmente la tranquillitá e la piacevolezza delle ore passate tutti insieme.)
5)se hai, come me, una sorella che di solito impiega due ore per prepararsi a uscire, ti accorgerai di come magicamente si trasformi e sia capace di essere pronta in venti minuti, quando non é contemplata la possibilitá che qualcuno dei suoi amici la veda con un capello fuori posto.
mercoledì 18 agosto 2010
Face-boom!!
Dopo il 20 del mese non si parla piú di agosto. Si parla di "fine dell'estate". Eccheccazzo.
Non capisco proprio questa moda dilagante, questa tendenza al catastrofico, che ti fa passare il resto (non la fine, IL RESTO) dell'estate con una malinconia untuosa addosso, che sa giá d'inverno e freddo anche se il sole continua a ustionarti e se ne fotte, giustamente.
Primo diffusore della psicosi, l'amato/odiato FACEBOOK, con i soliti, noiosissimi post.
Un paio di esempi.
"Mancano solo poche settimane e anche quest'estate 2010 finisce portando con sé mille ricordi".
OOOOOOHHHH ma non ti pare di precorrere un attimino i tempi?! Mancano SETTIMANE, e giá avvilisci chiunque abbia la sfiga d'incorrere nel tuo link?! Rilassati! E poi, onestamente, non mi pare giusto che uno dei MIEI mille ricordi estivi debba essere 'sta cazzata.
Un'altra perla telematica:
"Ultimi giorni di mare, e poi si ritorna alla solita routine."
...Link pubblicato da un operaio che lavora dodici ore al giorno 350 giorni l'anno e aspetta le ferie come i fedeli aspettano il verificarsi di un miracolo?
OVVIAMENTE NO.
Generalmente si tratta di ragazzi/e di etá inferiore ai 25, la cui "solita routine" consiste nel godersi la vita senza grandi responsabilitá e preoccupazioni.
Amico/a, SVEGLIA.
Se andare a scuola o all'universitá, al limite lavoricchiare, uscire e cazzeggiare ti deprime, in bocca al lupo per il resto dell'esistenza.
Cosa pubblicherai quando avrai un biberon in una mano, il blackberry di lavoro che trilla ogni trexdue nell'altra, il tuo primogenito che cerca di aprirsi il cranio in giardino, il cane che sbrana il gatto del vicino e soprattutto tua/o moglie/marito che ti dice che il prossimo week end, che avresti volentieri dedicato al tuo hobby preferito (che sia pesca, giardinaggio o arrampicata poco importa) sará invece SACRIFICATO (questo sará l'unico termine che ti verrá in mente) ai tuoi suoceri che hanno quella SPLENDIDA VILLETTA ISOLATA IN CAMPAGNA (a settecento km da dove abiti tu, da percorrere con una monovolume scassata e stracolma), dove i bambini (tuoi e dei fratelli di tua moglie/marito, quindi una quindicina di marmocchi schiamazzanti tra 0 e 12 anni) possono giocare liberamente?
E bada, ho scelto l'opzione "famiglia (relativamente) felice".
Allora, "amico" di Facebook che appesti le bacheche di cani&porci, compresa la mia, piuttosto che consumare gli ULTIMI, PREZIOSISSIMI giorni d'estate abbuffandoti di paranoie prive di fondamento, vai al mare, esci, vai a cavallo, in crociera, in campeggio quellochetipare ma liberaci da quest'angoscia collettiva.
Amen.
Non capisco proprio questa moda dilagante, questa tendenza al catastrofico, che ti fa passare il resto (non la fine, IL RESTO) dell'estate con una malinconia untuosa addosso, che sa giá d'inverno e freddo anche se il sole continua a ustionarti e se ne fotte, giustamente.
Primo diffusore della psicosi, l'amato/odiato FACEBOOK, con i soliti, noiosissimi post.
Un paio di esempi.
"Mancano solo poche settimane e anche quest'estate 2010 finisce portando con sé mille ricordi".
OOOOOOHHHH ma non ti pare di precorrere un attimino i tempi?! Mancano SETTIMANE, e giá avvilisci chiunque abbia la sfiga d'incorrere nel tuo link?! Rilassati! E poi, onestamente, non mi pare giusto che uno dei MIEI mille ricordi estivi debba essere 'sta cazzata.
Un'altra perla telematica:
"Ultimi giorni di mare, e poi si ritorna alla solita routine."
...Link pubblicato da un operaio che lavora dodici ore al giorno 350 giorni l'anno e aspetta le ferie come i fedeli aspettano il verificarsi di un miracolo?
OVVIAMENTE NO.
Generalmente si tratta di ragazzi/e di etá inferiore ai 25, la cui "solita routine" consiste nel godersi la vita senza grandi responsabilitá e preoccupazioni.
Amico/a, SVEGLIA.
Se andare a scuola o all'universitá, al limite lavoricchiare, uscire e cazzeggiare ti deprime, in bocca al lupo per il resto dell'esistenza.
Cosa pubblicherai quando avrai un biberon in una mano, il blackberry di lavoro che trilla ogni trexdue nell'altra, il tuo primogenito che cerca di aprirsi il cranio in giardino, il cane che sbrana il gatto del vicino e soprattutto tua/o moglie/marito che ti dice che il prossimo week end, che avresti volentieri dedicato al tuo hobby preferito (che sia pesca, giardinaggio o arrampicata poco importa) sará invece SACRIFICATO (questo sará l'unico termine che ti verrá in mente) ai tuoi suoceri che hanno quella SPLENDIDA VILLETTA ISOLATA IN CAMPAGNA (a settecento km da dove abiti tu, da percorrere con una monovolume scassata e stracolma), dove i bambini (tuoi e dei fratelli di tua moglie/marito, quindi una quindicina di marmocchi schiamazzanti tra 0 e 12 anni) possono giocare liberamente?
E bada, ho scelto l'opzione "famiglia (relativamente) felice".
Allora, "amico" di Facebook che appesti le bacheche di cani&porci, compresa la mia, piuttosto che consumare gli ULTIMI, PREZIOSISSIMI giorni d'estate abbuffandoti di paranoie prive di fondamento, vai al mare, esci, vai a cavallo, in crociera, in campeggio quellochetipare ma liberaci da quest'angoscia collettiva.
Amen.
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