lunedì 31 maggio 2010

Démons et merveilles


Lasciarmi invadere
non posso

se anche

ci sia
intenso
il desiderio di essere
prima che me stessa

l'obiettivo del suo assedio.


(La paura
di un'invasione
di cose buone


di sorrisi & risate
di odori di pelli diverse mescolati in un'inedita spezia
di parole non dette/lasciate a metá/appena accennate/solo pensate
di occhi che ti guardano e li guardi e sono accesi
fatti scavare dentro-ti dicono-ed é quello che fanno
di mani che corrono da un capo all'altro del tuo corpo
tengono al caldo anche la tua mente


effimere felicitá


e
piú forte
di loro
ma soprattutto
di te


la paura della loro assenza).


Un gioco allo sfascio
per non andare in pezzi.

E' cosí
che si combatte in trincea
una strenua resistenza

un solo
abituale
vincitore

Il calendario.

domenica 9 maggio 2010

Eternitá



La silenziosa dignitá
di un uomo
anziano e solo

cosciente
della sua finitudine

nella presunzione d'eternitá
di un giardino in fiore

elogio arrogante
alla giovinezza.



Ma sotto le rughe
il vecchio sorride ancora

dondola sulla sedia
ritorna bambino

il sole fuori
e dentro
la sua luce.


Questa é la vita
che alla morte non si concede.

martedì 6 aprile 2010

Guitare.


Cinque dita sulle corde di una chitarra

fanno l'amore
si muovono frenetiche
poi lente, accarezzano
per tornare ad agitarsi ancora.

Gemiti a ogni tocco
note sfrenate e sensuali

Un amplesso lungo

l'osservi con occhi di voyeur
perversi e imploranti insieme.

Il piacere perfetto
immaginare d'essere quella chitarra

amata
come non sei tu

com'eri

forse una volta
tra le sue dita.

Tutto intorno è immobile

anche il tempo, stavolta l'hai fregato.

lunedì 5 aprile 2010

Parigi.


Meno di un mese dall’arrivo.
Stasera prova a buttare giù qualche riga, seduta alla scrivania del suo piccolo studio al settimo piano.
Di tanto in tanto guarda fuori, si perde un po’ nello splendido panorama dei palazzi parigini, sguardi sospirosi alla Tour Montparnasse e alla Tour Eiffel, come ogni notte charmante nel suo luccicante vestito da sera.
Dal suo nido ad altezza cielo pensa che assorbirà attraverso la pelle ogni momento di quei cinque mesi, di quell’esperienza, di quella vista, per fondersi con essa, marcarsela addosso a fuoco, possederla appieno. In poche settimane ha imparato che una città può diventare intimamente tua, in un attimo e per sempre, e perché lo sia è sufficiente divorarla con gli occhi, poi con la mente, quando passeggi per le sue strade immaginando di raccontare a qualcuno d’importante quello che stai scoprendo, quando un ristorante o una fermata di metropolitana diventano punti di riferimento che incolli nella memoria come una delle figurine che ti mancavano quando eri bambino, quando sembra di non averne mai abbastanza anche se quella città fa esondare odori, colori, luci, suoni, passioni, amarezze, entusiasmi dalle sponde della tua giovane vita.
Le passa per la testa il titolo dell’album di fotografie che sta componendo, l’ha chiamato “Les Combustibles” come il libro di una delle sue scrittrici preferite, ma il motivo vero non è questo, è che ha capito che i giorni trascorsi a Parigi sono carburante per il suo umore, lo tengono acceso e lo fanno sfrigolare.
E si consumano in fretta.
Si chiede come si possa anche solo pensare di non allontanarsi mai dal luogo in cui si è nati, per quanto lo si possa amare proprio non riesce a immaginare che non si abbia la necessità di riempirsi d’altro, di nuovo, di sconosciuto.
E’ come un neonato che decidesse di rimanere all’infinito nel ventre materno, di accontentarsi di un legame viscerale, fisico, sempre disponibile, piuttosto che dare a se stesso la possibilità di provare nostalgia per il sorriso della mamma, ritrovarlo in ogni vittoria grande o piccola, scoprire che non ci si abitua mai alla distanza dei volti amati, ma che girarsi a guardarli quando finalmente li si ritrova, quello è l’amore.
E poi…
La magia delle persone di cui non sai ancora niente o quasi, la voglia di metterle a nudo-metterti a nudo, e a volte non solo in senso metaforico.
Questa è Parigi, pensa.




(Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
Nazim Hikmet)

sabato 30 gennaio 2010

quel che ti ho dato.


Sono troppo pigra per scrivere, stasera.
Pigra anche di pensieri,
che mi costringo senza sforzo a far tacere, perchè non mi disturbino.
E' così, che ho creato questa nuova me,
altera, un po' distante da se stessa e da quel che è stata,
padrona di quello che non si può controllare,
l'emozione.
E navigo, dondolando...
tra tranquillità fluttuanti
e brevi reminiscenze umide
che mi si incollano addosso con fastidio
a ricordarmi il dolore che ti ho versato addosso.

Proprio a te, e al brillìo dei tuoi occhi...
Dannazione.



http://bersaniphotographer.weebly.com/natura-e-animali.html

lunedì 21 dicembre 2009

Per avere un ritratto
che sia me
ora, mai più, e sempre

giovane
e viva

dovrai bagnarmi di crepuscolo estivo.

Voglio quella luce calda
a smascherare il vero colore dei miei occhi
castagne mature
e l'ombra
di un filo d'erba
a tracciare la vena della mia malinconia.

Il viso
lo voglio incendiato d'arancio
le guance
tonde come mirtilli freschi

e il sorriso
bianco contrasto accecante

voglio che tu lo faccia esplodere all'improvviso
e che lo prenda lì
effimero come farfalla

dispone di pochi attimi
in cui tutto è permesso

anche quella malizia bambina
del tuo sguardo.

lunedì 30 novembre 2009


Mi concentro su un'immagine.
Me al telefono, con la nonna.
Lei che non potrà venire alla mia laurea, lei che mi dice "fatti bella. Sei bella, ma fatti ancora più bella. E pensami quando sarai là".
E la mia pancia, che piange lacrime silenziose di commozione e gratitudine per quella splendida donna che ha contribuito ad ogni mio successo, piccolo o grande che fosse.
Penso ai continui distacchi, alle mie solitudini e alle distanze accorciate dalla forza della mente.
E credo che, tutto sommato, ovunque sarò a casa.
"Omnia mea mecum porto" disse uno dei Sette Savi.
Ed io così farò, porterò con me tutto ciò che è mio ed è buono.
Mia nonna. Mia madre. Mio padre. Mia sorella. Gu. I miei amici. Il mio amore vicino, e i miei amori lontani. Il mio gatto. I miei libri. Il mio sorriso.
Sempre.

venerdì 20 novembre 2009


'Cause cats just wanna have fun.

martedì 17 novembre 2009

MalincoMia

Oggi ti chiederei
cosa ti spinse a scrivere quella poesia
breve e struggente e bella
e parleremmo a lungo.
Mi diresti che la malinconia non ce la si può scrollare di dosso
e non rischi mai
che qualcuno la voglia per sé al tuo posto;
mi diresti che è una giovane primadonna
alla continua ricerca di un palcoscenico
e mi diresti che in fondo è meglio pensare troppo
che non pensare affatto
mi diresti
o forse no,
a puttane tutto il resto.
Di sicuro
mi ricomporresti
piano piano
da quest’infelicità illegittima
mi diresti
che sei come me
e che la paura ci ha fregato
che ho dovuto scoprirlo
da sola
perché non c’è stato abbastanza tempo
ma in fondo
il tempo non è mai abbastanza
lo dicono tutti.

lunedì 16 novembre 2009

The people you've been before


Between the Bars di Elliott Smith si diffonde placida nella stanza, e in questo momento ha un effetto terapeutico. Dovrei associarla alla camomilla, in giornate come questa, e sarei ok. L'onnisciente Youtube m'informa che Angeles è dello stesso autore, ed è una canzone che adoro, l'avevo dimenticata..Piccole sorprese serali, grazie. Quel misto di malinconia e reverie al quale mi abbandono senza riserve, dopo ore di studio annoiato e solitario, intervallato dalle periodiche visite della gattona invadente, col suo rumoroso "trr-trr" e il naso umido schiacciato sulla mia fronte a dirmi ciao. E adesso, che finalmente trovo spazio per me, torno a un pensiero che da qualche tempo mi accompagna..mi capita di pensare che fra le persone che ho incontrato, alcune si siano incastonate alla perfezione in determinate fasi della mia vita assumendo un'importanza eccezionale, come remi necessari per navigare su quello che per me era un fiume in piena, ma avrebbe potuto essere anche un ruscello, o una pozzanghera, o il classico bicchier d'acqua nel quale mi sono persa spesso e volentieri..persone che poi sono tornate da dove sono venute, lasciandomi andare, sola, magari disillusa, comunque arricchita e sempre più forte. Io sono un mosaico. Vedere il disegno nella sua interezza è possibile solo se ogni pezzo, o insieme di pezzi, si trova al suo posto, adagiato secondo un ordine paziente, vicino ad alcuni e lontano e non raggiungibile da altri tasselli. In tutto questo non vedo tristezza, non credo che voglia dire subire continui abbandoni, o abbandonare senza fine, perdersi senza ritrovarsi. Il fascino di questo avvicendarsi di relazioni di natura diversa, di volti e di pensieri, d' influenze, è che ti si attaccano addosso e non ti mollano più, come un odore quando si unisce a un'immagine, ti si imprime nelle narici e nella testa e diventa un tutt'uno, così che non avrai mai più quell'odore senza la sua immagine, e viceversa. Di questo sono fatti i ricordi, no? ...Bonne nuit.

http://www.youtube.com/watch?v=37k_Ri1XxEc
foto di Roberto Bersani http://bersaniphotographer.weebly.com/natura-e-animali.html

domenica 15 novembre 2009

The reason why..

..Il titolo tratto da un delicatissimo fumetto di Giacomo Nanni, l'ispirazione nata da due occhi di velluto nei quali ho il permesso di scorrazzare liberamente. Il gatto che sceglie la luna è chi non si accontenta, chi tiene il naso in su, o almeno ci prova. E' un essere sempre un po' perso dentro se stesso. Come me, in quest'uggiosa sera di novembre.